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“La pista di Peretola distruggerà flora e fauna della piana”

di Cristina Orsini
“La pista di Peretola distruggerà flora e fauna della piana”

La denuncia del Meetup 134 del Movimento 5 Stelle che ha presentato una serie di osservazione dopo l’approvazione del Pit. Lo studio del biologo ambientalista Andrea Vannini e del volontario Anpil Giacomo Bruni

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PRATO. L'esempio paradigmatico è Malpensa: la società che gestisce l'aeroporto milanese si è beccata prima una procedura di infrazione dalla Corte europea per il mancato rispetto del sito Brughiera del Dosso poi una condanna con risarcimento da 4 milioni di euro dal tribunale di Milano. Lo stesso potrebbe accadere con la realizzazione della nuova pista di Peretola che impatta pesantemente sulle zone umide del Podere Querciola a Sesto e sull'Oasi di Focognano. A lanciare l'allarme sono gli attivisti del Meetup 134 del Movimento 5 Stelle di Prato che giovedì 25 settembre hanno depositato - c'è tempo fino a lunedì 29 - una serie di osservazioni in Regione dopo l'approvazione del Pit.

"Siamo sempre più convinti - afferma Francesco Fedi, attivista del Meetup - che la pista sia inutile, dannosa e costosa ma soprattutto che creerà danni irreparabili all'ambiente". Danni individuati e calcolati anche economicamente in uno studio firmato dal biologo ambientale Andrea Vannini e dal volontario Anpil del Parco della Piana Giacomo Bruni.

Lo studio

 

"Per il momento - afferma Vannini - non esiste traccia di studi sull'impatto ambientale, sulla flora e sulla fauna dell'area e mi chiedo come si faccia ad affermare che la pista di Peretola si possa fare senza un supporto scientifico". "Di contro - prosegue - esistono normative europee, Habitat e e Uccelli, che in caso di costruzione della pista nella piana verrebbero certamente violate, oltre a una legge regionale che tutele le zone umide di Sesto per la quale la Regione entrerebbe evidentemente con contrasto con se stessa".

Il danno economico, una volta distrutto l'ecosistema dell'area , sarebbe enorme secondo Vannini e Bruni: "L'abbiamo calcolato - proseguono - sottostimandolo perché abbiamo usato stime di diversi anni fa, in molti milioni di euro". Da tenere presente che, secondo i tecnici, una volta annientati flora e fauna "sarà impossibile ripristinare le condizioni preesistenti anche nel caso - precisa il biologo - venissero ricostruito, in un'altra zona,  stagni e laghetti".

Oltre al rischio dell'avvio di una procedura di infrazione, secondo le osservazioni del Meetup 134, sono molte altre la carenze sul fronte delle indagini preliminari: "Non c'è soltanto la questione del rumore - sottolinea Fedi - manca uno studio sul rischio idrogeologico, e sull'impatto sulla salute dei cittadini di un'area che certamente subirà un sovraccarico di idrocarburi".

L'ultima critica è sul metodo: "Enac ha affermato - è il ragionamento degli ativiti - sui media che la pista di 2.400 metri è la soluzione migliora dal punto di vista economico, commerciale e per l'ambiente. Un'affermazione non supportata da alcun dato tecnico ma che si pretende venga assunta come vera. Crediamo - concludono - sia l'ora di smetterla di giocare a feudatario e vassalli".

Le specie, studio di Legambiente

 

 

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