Gioco
«Aprire la partita Iva è una fregatura»
Yuri Santini, 50 anni e l’esigenza di rimettersi in gioco, racconta la sua esperienza fallimentare
PRATO. L’assicuratore l’ha fatto per un anno e mezzo ma poi ci ha rinunciato. La sua esperienza non è quella di un giovane alle prime armi, ma di un cinquantenne costretto a rimettersi in pista sul mercato del lavoro, con tanto di partita Iva da aprire. Che brucia, eccome se brucia sulla pelle di un libero professionista "venditore" soprattutto se si tratta di creare ex novo un portafoglio di clientela. Nella storia di Yuri Santini c’è tutto questo.
La sua testimonianza non giunge a caso. «Non potevo stare zitto quando ho letto sul Tirreno che un’agenzia di assicurazioni non riesce a trovare collaboratori. Leggo che il fisso mensile offerto è di 600 euro ma tra contributi versati all’Inps di 350 euro circa al mese, spese per la benzina e pasti fuori casa, i 600 euro vanno subito in fumo. Vero è che con il regime agevolato dei minimi gli assicuratori non pagano l’Irpef ma appena uno apre la partita Iva, che di per sé costa solo 140 euro, scatta l’obbligo di pagare i contributi dell’Inps, sia che uno guadagni o non guadagni. Mettiamoci anche l’obbligo di iscriversi all’albo degli assicuratori…».
Per un anno e mezzo Santini, alle spalle 25 anni di albergatore nel curriculum, ha provato a fare l’assicuratore ma di sicuro non ripeterebbe quell’esperienza.
«In questo periodo poi – fa notare – è in atto una vera e propria guerra fra compagnie. Spesso se il cliente non paga, l’agenzia storna le provvigioni dell’intermediario. Un giovane che inizia da zero deve creare un portafoglio clienti ex novo, anche perché le aziende che nascono adesso cui proporre polizze si contano sul palmo della mano. Questo significa che bisogna proporre le polizze a chi le ha già sottoscritte con la concorrenza. Non è facile portar via clienti ad altri anche se, pur di lavorare, certi assicuratori oggi sono costretti a rifilare “fregature”». Certo, non è che tutti hanno la stoffa del venditore. Santini lo ammette e la butta su un piano “etico”.
Rimane il fatto che, secondo l’ex assicuratore, un’offerta di lavoro con un compenso di 600 euro al mese con obbligo di partita Iva non suona così allettante come la dipinge sul Tirreno il titolare dell’agenzia Blm.
«C’è anche - conclude l’ex assicuratore ben convinto - chi ha l’indole del venditore, è bravo e non si fa scrupoli ma ci tengo a raccontare che non è tutto rose e fiori in questo mestiere. Per quanto mi riguarda, è stata un’esperienza fallimentare tanto che avevo partita Iva e ora dovrò richiuderla. E alla svelta». (mar.la)
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