Il Tirreno

Prato

Prestito sospetto ad Asm Indagato anche Gensini

Il direttore della municipalizzata ha ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini Coinvolto un commercialista, oltre all’ex presidente del consiglio comunale

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PRATO. C’è anche Sandro Gensini, direttore della municipalizzata dei rifiuti Asm, tra le persone alle quali i sostituti procuratori Antonio Sangermano e Lorenzo Gestri hanno inviato l’avviso di chiusura indagini nell’ambito dell’inchiesta sul prestito concesso nel febbraio 2013 dal Credito cooperativo Area pratese all’Asm e mediato dall’ex presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi, costretto a dimettersi a luglio proprio a causa dell’inchiesta.

Il coinvolgimento di Gensini è la novità in una storia di cui le cronache si sono ampiamente occupate nell’estate dell’anno scorso. In sostanza la Procura ha contestato all’ex direttore generale del Credito Cooperativo, Stefano Solenni, poi scaricato dalla banca, e a Nicolò Donati, già direttore della filiale di via Valentini, di aver dato incarico a Bettazzi di valutare il cliente Asm, a corto di liquidità, che voleva un prestito di 1.750.000 euro. Mentre Asm avrebbe promesso soldi a Bettazzi per trovare la banca che faceva l’offerta più conveniente.

Perché una banca, che di mestiere fa proprio questo, cioè valutare i clienti, si sono chiesti i magistrati, ha bisogno di pagare qualcuno per fare la stessa cosa? Secondo Gestri e Sangermano, la consulenza pagata a Bettazzi altro non era che una tangente versata a un politico che poteva influire sulle scelte di Asm, proprio in qualità di presidente del consiglio comunale.

Gli stessi vertici di Asm, per ammissione dello stesso direttore generale Sandro Gensini, dissero nel luglio del 2013 che si erano posti un problema di opportunità quando scelsero Bettazzi per mediare col Credito cooperativo, vista la sua carica politica. Ma che c’era fretta di concludere la ristrutturazione del debito e che Bettazzi era molto ben introdotto nel settore, dunque una persona di cui ci si poteva fidare.

All’inizio Gensini non è stato indagato, mentre in seguito gli è stato contestato il concorso in abuso d’ufficio, insieme a Bettazzi e a una terza persona, un commercialista di cui non si conosce il nome, che avrebbe predisposto fatture per incassare un compenso che in realtà, sostengono i magistrati, era destinato all’ex presidente del consiglio comunale.

I sostituti Gestri e Sangermano hanno anche chiesto l’arresto di Bettazzi contestandogli la concussione mediante induzione, ma prima il Gip e poi il Tribunale distrettuale hanno respinto la richiesta sostenendo di non aver trovato elementi per la concussione ma al limite per un abuso d’ufficio, per il quale non è consentita la custodia cautelare.

Una storia ancora molto intricata, che probabilmente presto arriverà davanti al giudice per le indagini preliminari.

Paolo Nencioni

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