Il dolore
Macrolotto zero a Prato, la trasformazione parte da un lanificio
In commissione urbanistica tracciate le linee per gli interventi: "micro" urbanistica per rendere l'area
più permeabile e arte coinvolgento Metastasio e Museo Pecci
PRATO. Parte da un piano attuativo “micro”, di quelli che non avrebbero mai avuto l’onore delle cronache, la strategia di trasformazione del Macrolotto Zero, la Chinatown pratese, le cui linee d’intervento sono state presentate ieri in commissione urbanistica per la prima volta.
«E’ l’esempio - ha detto l’assessore Valerio Barberis - di quello che si potrà fare con poco denaro e su input del privato ma con la regia del pubblico». Il piano attuativo prevede il cambio di destinazione di uso di quattro capannoni con la copertura a botte che prima ospitavano il lanificio Forti, collocato tra via Bonicoli e via Giordano. In precedenza il piano prevedeva il cambio di destinazione d’uso da produttivo a commerciale, oggi - ed è stata discussa in commissione - l’idea è quella di lasciare a commerciale il primo e l’ultimo dei capannoni, aprendo quelli centrali (con l’eliminazione dei muri ma lasciando le coperture a botte) per creare parcheggi e passaggi ciclopedonali che mettano in comunicazione le due strade (via Bonicoli e via Giordano) «così da creare un nuovo passaggio e più permeabilità nell’area». Ecco, la prima idea del’amministrazione è la “permeabilità”: eliminando sbarramenti, creare spazi pubblici nuovi, utilizzabili da tutti, con pochi soldi e sulla scia degli interventi privati.
Semplice le linee d’indirizzo presentate da Barberis: «Un quartiere non diverso da tanti in Europa e anche fuori d’Europa - ha detto - interessante, che ha il problema delle proprietà estremamente frazionate e sul quale si può intervenire solo se ci saranno privati interessati». Come accaduto, appunto, con il piano attuativo nell’ex lanificio.
E siccome gli anticipatori di una tendenza di solito sono artisti e creativi ecco che il Comune ha intenzione di coinvolgere le grandi istituzioni culturali della città (Metastasio e Pecci) «per fa conoscere agli operatori, agli artisti, ai galleristi - ha proseguito Barberis - questa possibilità». Ovvero: acquisire un loft, trasformarlo e se la struttura lo consente , destinarne una parte del pubblico per la creazione di spazi comuni. Lo stesso vale per lo sport indoor: «Attività sportive dentro spazi coperti - è l’idea - da collocare dentro ex capannoni nel Macrolotto zero». Input immediatamente recepita dal consigliere delegato allo sport Luca Vannucci, componente della commissione urbanistica che sta sondando le società di pugilato, ginnastica, arti marziali per un eventuale trasferimenti: «E’ evidente - spiega Vannucci - che un eventuale sforzo economico da parte di alcune società sportive deve poi corrispondere a un incremento dell’attività per rientrare dall’investimento».
La logica - altro caposaldo degli interventi di micro-urbanistica che dovrebbero governare il cambiamento della Chinatown - «è quella del riuso - prosegue Barberis - con l’amministrazione impegnata da una parte a reperire, anche attraverso la comunicazione e la pubblicizzazione, operatori commerciali e persone interessante a trasferirsi nel quartiere e dall’altra a generare interventi che rispettino le linee guida della trasformazione». A partire da quelli fatti direttamente. Il primo dei quali sarà di «prendere ed estendere quello che è stato fatto in piazza dell’Immaginario in via Curiel - conclude Barberis - dove l’arte è riuscita a risanare una porzione di Macrolotto».
Sul fronte dell’opposizione il consigliere di Forza Italia Emanuele Berselli giudica la strategia del Comune «utopistica: belle idee ma che hanno bisogno di un compagno di viaggio con i piedi per terra che il mercato». E’ Roberto Cenni, ex sindaco, leader della lista civica, a non bocciare del tutto il “piano” del Comune: «Il nostro tentativo - spiega - era quello di portare gli showroom cinesi che sono nati nelle zone industriali in capannoni che invece avrebbero dovuto essere adibiti alla produzione, nel Macrolotto Zero e di trasferire i centri di produzione nelle aree con quella vocazione». Promuove l’arte come motore di una possibile riqualificazione della Chinatown anche se resta perplesso sulle nuove funzioni: «Attività commerciali e laboratori artigianali - ha concluso - li vedrei meglio in centro storico». Sul fronte 5 stelle è stato il capogruppo Gabriele Capasso ad esprimere dissenso pieno: «Quelli individuati dalla giunta Biffoni sono interventi di impatto eccessivo».
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