La manifestazione
Omicidio Manzuoli, confermati gli ergastoli
Nessuno sconto in appello per gli imputati, due romeni e un italiano La notte del 31 dicembre 2011 uccisero l’operaio in via Onorio Vannucchi
PRATO. Nessuno sconto in primo grado, nessuno sconto in appello. I giudici della Corte d’appello di Firenze hanno confermato le condanne inflitte ai tre imputati per l’omicidio di Andrea Manzuoli, l’operaio di 45 anni massacrato di botte nella notte a cavallo tra il 31 dicembre 2011 e il 1° gennaio 2012 all’interno della Cartotecnica Beusi di via Onorio Vannucchi, nel Macrolotto 2.
E dunque ergastolo per Sandel Baroi, romeno di 25 anni, e Zamfirel Isofache, connazionale di 27, entrambi difesi da Antonio Bertei. Diciotto anni di reclusione per Antonio Peluso, 36 anni, ora rinchiuso nel carcere di Livorno e difeso da Gabriele Terranova.
Fino al 12 luglio 2013 non era mai accaduto al Tribunale di Prato che un imputato giudicato col rito abbreviato (e dunque con lo sconto di un terzo sulla pena finale), come nel caso dei tre, fosse condannato all’ergastolo. Ma la brutalità dell’omicidio di Andrea Manzuoli convinse i giudici a non riconoscere alcuna attenuante ai due romeni e a considerarla equivalente alle aggravanti per Peluso, che aveva collaborato coi magistrati ed era accusato di concorso, avendo aspettato in macchina mentre gli altri due facevano il lavoro sporco. Un’impostazione che ora è stata confermata dai giudici di secondo grado.
Andrea Manzuoli finì nel mirino del terzetto di balordi perché, nonostante vivesse in una roulotte davanti all’azienda dove lavorava, si era sparsa la voce che fosse ben fornito di contanti. Per sua sfortuna li aveva depositati alle Poste la mattina stessa dell’omicidio e i suoi aggressori si accanirono su di lui pensando che non volesse rivelare il nascondiglio del denaro. E lo finirono a calci e pugni. Forse l’omicidio più brutale avvenuto a Prato da molti anni a questa parte. Che spiega anche la severità del giudizio.
Sembrava un caso molto difficile da risolvere, ma la svolta arrivò nel giro di pochi giorni per due motivi: Peluso provò a vendere un computer sottratto alla Cartotecnica Beusi e una fonte confidenziale informò i carabinieri che a mettere i balordi sulle tracce di Manzuoli sarebbe stata una prostituta che frequentava piazza della Stazione e che conosceva la vittima. E così i militari del Nucleo investigativo, dopo aver fatto i dovuti riscontri, rintracciarono e arrestarono Peluso, mentre il giorno seguente toccò ai due romeni e alla sorella di uno dei due, successivamente scagionata. Un altro romeno è stato condannato per la sola rapina (doveva aspettare gli altri fuori dalla fabbrica ma era ubriaco e se ne andò prima, senza nemmeno sapere che cosa stava succedendo all’interno). Prima del processo Peluso ha deciso di collaborare e per questo, oltre ad aver avuto una pena più mite, è stato poi trasferito in un carcere diverso da quello dei due esecutori materiali.
Lara Loreti
Paolo Nencioni
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