Italia
Prato, trasloco della Varvarito, spuntano altri tre siti alternativi
Parte l’assegnazione definitiva. Gestri: «È possibile un’altra proroga». Barberis: «La ditta non resterà a San Giorgio ma non c’è rischio d’inquinamento»
PRATO. Ennesima puntata della vicenda che riguarda il reperimento di un sito definitivo per la ditta di frantumazione di inerti Varvarito. Una lunga storia che si trascina dal novembre del 2012 con i lavoratori - un centinaio, una quota di Prato - perennemente in bilico. L’assessore all’urbanistica Valerio Barberis ha individuato - proprio perché la pianificazione spetta al Comune - altre tre aree che sulla carta rispettano i criteri per quel tipo attività, e su una delle quali far traslocare invia definitiva la ditta che ora provvisoriamente lavora nel terreno di proprietà San Giorgio a Colonica ma che deve lasciare in quanto ha una destinazione urbanistica (agricola) assolutamente in contrasto.
«Prima di tutto - spiega Barberis - vorrei sgombrare il campo dai timori di inquinamento: le ditte che frantumano inerti non creano pericoli per la salute pubblica. Non è un sito di lavorazione di materiale radioattivo, non c’è bisogno di creare putiferi, visto che semmai si tratta di fare i conti con un po’ di polvere e nemmeno tanta». La seconda certezza, sul fronte di Comune e Provincia alla quale spetta dare le autorizzazione, è che la Varvarito non resterà a San Giorgio. «Perché l’area - prosegue Barberis - non è inserita tra quelle che verranno valutate in sede di conferenza di servizio convocata per fine settembre».
Sta per partire, quindi, una nuova procedura da hoc «che ha l’obiettivo - spiega il presidente della Provincia Lamberto Gestri - di individuare uno o più siti idonei ma soprattutto di poterne modificarne la destinazione d’uso così da poter apportare le modifiche necessarie al piano strutturale». Insomma, un iter piuttosto lungo che prevede la conferenza di servizi con tutti gli enti in causa riuniti attorno al tavolo: Comune, Provincia, Autorità di Bacino, Soprintendenza che una volta valutati i terreni daranno il via libera alle Vas: le valutazioni ambientali strategiche, ultimo passo per compiere la scelta.
Dove sono collocati i tre appezzamenti? Due lungo l’autostrada, uno lungo la tangenziale in direzione Montemurlo. Di più gli amministratori non vogliono spiegare. «Si tratta - prosegue Barberis - di siti lontani dai centri abitati che però sono di proprietà privata». Ed è questo un ulteriore scoglio che dovrà essere superato: una volta deciso il sito cominceranno o le procedure per l’esproprio o le trattative per la cessione del terreno. Come è accaduto in via delle Lame a Viaccia, un luogo individuato dalle ex giunta Cenni, che grazie a un accordo ne aveva messo a bando l’acquisizione, bando poi vinto dalla Varvarito e congelato nel momento in cui è stato chiaro che i vincoli idrogeologici (lì si sarebbe dovuta fare un a cassa di espansione) non avrebbero mai consentito l’installazione di un’attività di quel genere.
E ancora, sul fronte della scadenza dei permessi, si arriva al conto alla rovescia. La proroga che la Provincia ha concesso alla Varvarito per l’uso del terreno a San Giorgio scadrà il 31 dicembre di quest’anno. L’iter per l’individuazione del sito definitivo sarà ben più lunga. E dunque? «Quando il percorso per la scelta dei nuovi siti sarà incardinato dalla conferenza dei servizi - è il giudizio di Barberis e di Gestri - la Provincia potrà procedere con una nuova proroga fino al completamento del procedimento». Un salvataggio in extremis in attesa del trasloco definitivo. «Questa situazione pasticciata e che ha perennemente necessità di “toppe” - conclude Gestri - non sarebbe mai accaduta se la scorsa amministrazione non si fosse rifiutata di indicare nel Piano strutturale le aree per la lavorazione di inerti».
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