Il dolore
Operaio massacrato per soldi, confermati i due ergastoli
Prato, la Corte d’appello non ha fatto sconti ai due giovani romeni accusati di aver ucciso a calci e pugni Andrea Manzuoli. Diciotto anni all’italiano che era con loro
PRATO. Nessuno sconto in primo grado, nessuno sconto in appello. I giudici della Corte d’appello di Firenze hanno confermato le condanne inflitte ai tre imputati per l’omicidio di Andrea Manzuoli, l’operaio di 45 anni massacrato di botte nella notte a cavallo tra il 31 dicembre 2011 e il 1° gennaio 2012 all’interno della Cartotecnica Beusi di via Onorio Vannucchi, nel Macrolotto 2. E dunque ergastolo per Sandel Baroi, romeno di 25 anni, e Zamfirel Isofache, connazionale di 27, entrambi difesi da Antonio Bertei. Diciotto anni di reclusione per Antonio Peluso, 36 anni, ora rinchiuso nel carcere di Livorno e difeso da Gabriele Terranova.
Fino al 12 luglio 2013 non era mai accaduto al Tribunale di Prato che un imputato giudicato col rito abbreviato (e dunque con lo sconto di un terzo sulla pena), come nel caso dei tre, fosse condannato all’ergastolo. Ma la brutalità dell’omicidio di Andrea Manzuoli convinse i giudici a non riconoscere alcuna attenuante ai due romeni e a considerarla equivalente alle aggravanti per Peluso, che aveva collaborato coi magistrati ed era accusato di concorso, avendo aspettato in macchina mentre gli altri due facevano il lavoro sporco. Un’impostazione che ora è stata confermata dai giudici di secondo grado.
Andrea Manzuoli finì nel mirino del terzetto di balordi perché, nonostante vivesse in una roulotte davanti all’azienda dove lavorava, si era sparsa la voce che fosse ben fornito di contanti. Per sua sfortuna li aveva depositati alle Poste la mattina stessa dell’omicidio e i suoi aggressori si accanirono su di lui pensando che non volesse rivelare il nascondiglio del denaro. E lo finirono a calci e pugni. Forse l’omicidio più brutale avvenuto a Prato da molti anni a questa parte. Che spiega anche la severità del giudizio.
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