Il Tirreno

Prato

Lacrime e applausi per Giuseppe Bini

Lacrime e applausi per Giuseppe Bini

La chiesa di Sant’Agostino non è riuscita a contenere la folla di parenti e amici al funerale dell’imprenditore

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PRATO. Sono stati celebrati ieri pomeriggio nella chiesa di Sant'Agostino i funerali di Giuseppe Bini, il rappresentante di un'azienda di filati di Montemurlo morto sabato scorso. Bini, 50 anni, sabato mattina, in compagnia di un gruppetto di amici, stava percorrendo la galleria del Tamburino sulla Porrettana quando, in seguito all'impatto con un'autovettura, è stato scaraventato a terra mentre era in sella alla sua bici. Appena la salma è giunta sul sagrato della chiesa a bordo di un carro funebre della Pubblica Assistenza si è alzato un grande applauso. Sulla facciata esterna dell'edificio religioso era stato messo uno striscione “Hai sempre creduto in noi e noi non ti deluderemo” con una foto delle ragazze del “Viva volley” di Prato dove Bini era dirigente e dove gioca la figlia più piccola, Eleonora. La bara di legno chiaro con sopra fiori gialli e bianchi è stata portata a spalla lungo tutta la navata fino davanti l'altare. Il rito funebre è stato officiato da monsignor Carlo Stancari e concelebrata da altri sacerdoti. La chiesa non è riuscita a contene le centinaia di persone che hanno voluto essere presenti per dare l'estremo saluto all'imprenditore. In diversi sono rimasti sul sagrato ed altri nel chiostro di S. Agostino. Tutti erano lì per stringersi al dolore dei familiari, in particolare della moglie Silvia e delle figlie Diletta ed Eleonora. Oltre ai familiari c'erano parenti, amici, colleghi di lavori e conoscenti di Giuseppe e dei suoi cari. All'inizio della messa monsignor Stancari ha chiesto grazia e consolazione per la famiglia ed ha parlato della ricchezza e dell'umanità di Beppe. Nell'omelia don Enrico, uno dei concelebranti, traccia un ricordo di Giuseppe Bini. «Quello di oggi - dice il prete - è un ringraziamento a questa persona straordinaria. Lo avete detto tutti, da quando avete saputo della scomparsa. Ed è così: Giuseppe era una persona straordinaria. Posso dire che era il migliore di tutti noi. In lui c'erano grandezza e bontà di cuore oltre ad una grande interiorità, fatta di valori profondi: la famiglia, i figli, l'amicizia, il lavoro. Il suo è stato un cristianesimo vissuto e non ostentato. Il suo mondo interiore. Era talmente vero che gli illuminava il cuore e il volto. Adesso tutti ci sentiamo debitori della sua presenza che repentinamente si è spezzata sabato mattina. Giuseppe ci ha insegnato profondità e semplicità. Grazie Giuseppe per il dono della vita, per la tua presenza e per il tuo sorriso». Dalla chiesa parte un lungo applauso. «Questo applauso - aggiunge monsignor Carlo Stancari - vale più delle parole di noi preti. Anche noi siamo sconcertati davanti ad un fatto del genere che non ha risposta. Giuseppe sabato mattina andava avanti al suo gruppo, ora va avanti a tutti noi difronte al Signore. Il nostro è un arrivederci serio, sereno ma anche arrabbiato perché il Signore ha chiamato troppo presto Giuseppe». Poi il sacerdote rivolge un invito ai presenti. «Stasera dite una preghiera, un'Ave Maria, per Silvia e le sue figliole. La Madonna sa cos'è il dolore e sa cosa vuol dire stare ai piedi della Croce». Termina il rito e la bara viene portata fuori accolta in piazza Sant'Agostino da più applausi, l'affetto di quanti hanno voluto bene a Giuseppe.

Azelio Biagioni

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