Il Tirreno

Prato

Il Museo di San Domenico riapre con Paul Jenkins

Ilenia Reali
Il Museo di San Domenico riapre con Paul Jenkins

Oltre 60 opere dell’artista americano in mostra inaugurano il chiostro e la Sala delle capriate recentemente restaurati

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PRATO. E’ uno dei massimi esponenti dell’espressionismo astratto. Oltre sessanta opere di Paul Jenkins saranno a Prato per una mostra nel Museo di San Domenico che, dopo il trasferimento delle opere a Palazzo Pretorio avvenuto la scorsa primavera, riapre al pubblico.

Video.Il recupero delle sale e del Chiostro

Riapre e mostra il suo splendido chiostro e il salone delle capriate recentemente ristrutturati. Una perla nel centro storico cittadino rimasta vuota e che decide di mostrarsi mescolata con opere di arte contemporanea. L’inaugurazione di “The Spectrum of the light” è fissata per il 27 settembre, alle 17.

L’iniziativa è promossa dalla galleria pratese Open Art che, già nel 2010, organizzò a Palazzo Pacchiani in via Mazzini una visitatissima retrospettiva dedicata all’autore. «Si tratta delle prima personale dopo la morte dell’artista avvenuta nel 2012.

E le opere arrivano dai maggiori musei del mondo», spiega il curatore della mostra e titolare della Open Art Massimo Stefanini che ha presentato l’iniziativa con don Giuseppe Billi, sacerdote della diocesi e critico d’arte, che ha paragonato alcune delle opere di Jenkins alla sindone per i suoi geniali soffi di colore. La mostra non vale solo di per sé.

Video. Paul Jenkins e la sua arte

Per Prato significa un risveglio del Museo di San Domenico che, dopo sedici anni in cui ha fatto da contenitore delle opere del museo civico, deve trovare una sua nuova collocazione nel percorso museale cittadino. Una rinascita. O la speranza di un risveglio dal momento che se il passato e sotto gli occhi di tutti adesso deve riprendere a camminare sulle sue gambe. “Abbiamo un luogo - sottolinea Claudio Cerretelli, direttore dei musei diocesani - che vorremmo trasformare in un museo di arte sacra, anche contemporanea. E per questo facciamo un appello ai collezionisti privati della città affinché decidano di darci una mano per mostrare le opere più belle che hanno. Per il momento abbiamo una raccolta di ceramiche del Trecento trovate in San Domenico che sono una vera rarità. Si tratta infatti di oggetti di uso comune che adesso troviamo solo a Siena”. Non nasconde la sua amarezza il direttore Cerretelli per il futuro incerto del museo. “Sono consapevole del valore che la diocesi dà ai suoi musei – commenta – e so che, data la situazione, non possiamo avere soluzioni per il futuro. La diocesi sta vivendo una situazione di dissesto ed è naturale che ci siano delle restrizioni anche perché è venuta a mancare la convenzione con il Comune che ci garantiva un contributo di 130mila euro. La passata amministrazione ha preferito pagare Sgarbi anziché rinnovare la convenzione che oggi è zero”.

Video. Un appello per la rinascita del museo

Se i contenuti sono tutti da trovare il contenuto è di quelli che farà sicuramente innamorare i pratesi. Il Chiostro e la Sala delle capriate sono uno scrigno perfetto e magico.

Ed è evidente che la mostra sarà un modo per visitare questo luogo della città di cui si parla poco ma che niente ha da invidiare ad altri luoghi storici pratesi.

Video. L'arte e la spiritualità di Jenkins

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