Il dolore
No del giudice, il sottopasso resta chiuso
Via Ciulli, è stata respinta l’istanza del Comune, che preannuncia ricorso. Al processo si parla di un’opera non realizzata
PRATO. Il giudice monocratico Monica Jacqueline Magi ha respinto l’istanza del Comune che chiedeva il dissequestro del sottopasso di via Ciulli, dove nell’ottobre del 2010 morirono tre donne cinesi nell’auto sommersa dall’acqua durante un nubifragio. La decisione è stata comunicata ieri nel corso di una delle udienze del processo nei confronti di quattro imputati, tra cui il funzionario comunale Lorenzo Frasconi, che sono accusati di omicidio colposo in relazione alla morte delle tre donne cinesi.
Il giudice non è entrato nel merito della sicurezza o meno del sottopasso, ma si è limitata a dire che l’opera non risulta sanata e dunque non può essere dissequestrata. Alla richiesta di dissequestro era allegata una relazione tecnica che afferma che i sistemi di sicurezza installati dal Comune sono idonei a garantire la sicurezza della circolazione veicolare, ma come detto il giudice non è entrato nel merito, limitandosi a ricordare che l’opera non è sanata. Una decisione non condivisa dall'avvocato Manuele Ciappi, che per conto del Comune aveva presentato l'istanza di dissequestro. «E' vero che il Genio civile non dette l'autorizzazione a una breve deviazione del torrente Vella al momento della costruzione del sottopasso e questo si sapeva - spiega Ciappi - ma il sequestro era dovuto alla pericolosità sostanziale dell'opera, che abbiamo risolto, non a irregolarità formali (che del resto sarebbero prescritte). Insomma, l'opera sarà pure illegittima, ma non è sequestrabile. Ora il Comune si attiverà per impugnare il provvedimento». La vicenda si è ulteriormente complicata nei giorni scorsi, quando a Lorenzo Frasconi e al funzionario di Asm Marco Mascelli sono stati recapitati avvisi di garanzia per omicidio colposo in relazione all’incidente mortale del 24 agosto (scontro tra biciclette) in cui ha perso la vita un pensionato di 80 anni, Giuseppe Petrucci, morto lo scorso 6 settembre. Ai due si contesta di non aver vigilato sulla chiusura del sottopasso (lo scontro è avvenuto nella parte pedonale). L’avvocato difensore di Frasconi, Olivia Nati, confida in una risoluzione rapida della vicenda. Quanto al processo in corso per la morte delle tre donne cinesi, è stato ascoltato Sergio Spagnesi, funzionario del servizio ambiente del Comune, che ha ricordato come dal 2007 ci fosse un progetto per realizzare una cassa di espansione a monte del sottopasso, progetto ancora non realizzato. La Procura, rappresentata dal pubblico ministero Lorenzo Gestri, verosimilmente vuole provare che Lorenzo Frasconi fosse cosciente del rischio idraulico gravante sulla struttura. Rispondendo alle domande dell’avvocato Nati, Spagnesi ha chiarito che l’opera doveva servire ad alleggerire il carico sul torrente Bardena, a valle.
Paolo Nencioni
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