Italia
Caso dengue, la rabbia dei residenti
Chi abita alla Querce avrebbe voluto essere informato sui motivi della disinfestazione: «Chissà cosa abbiamo respirato»
PRATO. Dopo la paura, la rabbia. Gli abitanti della Querce non riescono proprio a capire come mai quando è avvenuta la disinfestazione contro la febbre tropicale nessuno degli addetti abbia dato spiegazioni. L'unica informazione che è passata è stata che era in corso una disinfestazione contro le zanzare. «Abito accanto al circolo – spiega Clarissa Lombardi – e nessuno mi ha avvisata di quello che stava succedendo. Ho letto la notizia sul giornale e credo che questa sia una grave carenza da parte dell' amministrazione e dell'Asl. Ci troviamo di fronte a un problema di salute pubblica e come tale doveva essere affrontato: riceviamo ogni giorno tonnellate di avvisi nella cassetta della posta, possibile che a nessuno sia venuto in mente di fare una comunicazione porta a porta spiegando cosa stesse succedendo. In giardino non ci vado più, pensavo anche di fare la disinfestazione ma se i miei vicini non fanno lo stesso è tutto inutile».
Anche Francesca Pacianti è sul piede di guerra. «Abito in via Etrusca e sabato mattina alle 7 ho sentito i vigili urbani fischiare, come quando c'è la pulizia della strada. Il giorno non era quello previsto, ma visto che avevano fatto dei lavori ho pensato che venissero a sistemare. Sono scesa e ho trovato un vigile che mi ha intimato di rientrare in casa, chiudere le finestre e restare dentro per almeno 20 minuti perché era in corso una disinfestazione contro le zanzare. Mi è sembrato strano visto che siamo a settembre, ma lo cosa più incredibile è stata la sera verso le 19,30 quando tornando a casa e sono stata bloccata perché via Firenze era chiusa, sempre per lo stesso motivo. La mattina mi hanno detto di rientrare in casa, la sera mi hanno fatto aspettare sulla strada. Qualcosa non torna». Anche chi ha partecipato alla festa della Birra ha le stesse perplessità: hanno disinfestato mentre era in corso la festa (sono passati lungo via Firenze per tutto il fine settimana) quindi non hanno potuto proteggersi dalla sostanza che veniva sparsa ovunque.
«Mi piacerebbe sapere cosa abbiamo respirato in questi giorni – commenta Vanna, la titolare del Bar Gelli – Abbiamo visto arrivare uomini con la tuta bianca e la mascherina e a noi che stavamo dall'altra parte della strada non hanno detto niente. Perché loro erano protetti e noi no?». Anche se gli animi con il passare dei giorni si stanno raffreddando, ha funzionato il tam tam fra i residenti e le notizie pubblicate sui giornali, resta un po' di preoccupazione soprattutto fra gli anziani. «Diverse persone sono venute a chiedere informazioni alla nostra sede – spiega Simone Tripodi, presidente della sezione Pubblica Assistenza della Querce – Noi non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione da parte di Asl, ma abbiamo inviato tutti a recarsi dal proprio medico curante per avere maggiori informazioni ». Intanto nel quartiere prende sempre più campo la voce, non confermata, che l'uomo abiti all' inizio di via Firenze e che abbia passato le vacanze in Colombia.
«In tanti – spiega Andrea Giusti, titolare di Edicolandia – sono venuti da me a chiedere informazioni, c'è sicuramente molta rabbia per come sono state gestite le cose: i pochi cartelli appesi erano piccoli e poco visibili. Bastava dare una giusta informazione e ci saremmo risparmiati qualche preoccupazione». Uno dei pochi a vedere i cartelli è stato l'allenatore della squadra di calcio del quartiere. «I bambini – spiega una mamma – sono stati trattenuti per 30 minuti negli spogliatoi in attesa che l'aria diventasse respirabile. Peccato che io non lo sapessi, ho un altro figlio di pochi mesi e avrei preferito trasferirmi per qualche giorno a casa dei miei genitori che abitano lontano dalla Querce».
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