La manifestazione
Quell’abbraccio al funerale ha commosso anche il web
La figlia che perdona il conducente del furgone che ha travolto e ucciso la madre ha innescato un dibattito sulla forza interiore necessaria in questi casi
PRATO. La cattiva sorte li ha fatti incontrare, la forza del perdono ha permesso loro di non odiarsi. Poi la commozione, possibile anche su un social network. Elia Casati, 86 anni, ha perso la vita travolta da un furgone sulla strada 325 all'altezza del Fabbro, tra i comuni di Vaiano e Cantagallo. Forse un colpo di sonno, ma l’uomo alla guida non si è accorto che dietro quella curva c’erano tre persone che chiacchieravano. Il giorno dopo la morte della madre, la figlia Loredana lo perdona: «Con l'odio non si va da nessuna parte, mia madre non avrebbe voluto che portassi rancore e così ho deciso di fare».
Poi, al funerale di Elia, Loredana interviene pubblicamente e dal pulpito pronuncia frasi cariche di amore. Lui è lì, accanto alla bara della donna che ha ucciso e ascolta a testa bassa. Poi i due si guardano e con gli occhi gonfi di lacrime e dolore, si abbracciano. Un gesto che ha toccato il cuore dei presenti e il nostro, oltre a quello dei nostri lettori. Noi come ci poniamo? Saremmo riusciti a fare quello che ha fatto Loredana? Abbiamo raccontato la storia di questo perdono nella nostra rubrica su Facebook "Buongiorno Toscana". Con rispetto e neutralità, “postando” la foto di quel triste e allo stesso tempo meraviglioso abbraccio.
Poche righe a corredo di un'immagine che parla da sola e alla fine nessuna domanda ai lettori, ma solo l'invito a riflettere tutti insieme. Su una tragedia, su una vita volata via, sul perdono, su un abbraccio che i nostri lettori si stupiscono di vedere in una situazione di estremo dolore e che forse, loro stessi, non sarebbero riusciti a compiere.
Molti infatti, sono stati i commenti arrivati sulla nostra pagina. Michele ha scritto: «Oggi a pranzo ne abbiamo parlato e quando io ho chiesto "ma l'ha veramente abbracciato?" mio nipote di 8 anni mi ha detto "perché non doveva farlo? È naturale, non l'ha fatto apposta. Ecco io desidererei che questa innocenza colpisse chi non riesce a perdonare». Già, chi non ci riesce. Sono davvero in tanti ad ammirare la forza di Loredana ma anche ad ammettere quanto sia difficile trovarla di fronte al dolore di una perdita.
Uno di loro è Simone che scrive: «Un grande gesto. Io non credo riuscirei a farlo e lo considero un mio limite». Gaia, con molta semplicità commenta: «Che bello saper perdonare così! Mi inchino davanti a tanta forza e a tanto amore per il prossimo». Forse Loredana ha capito di non essere l’unica a soffrire e che anche quell’uomo diventato “assassino inconsapevole”, soffre per quello che ha fatto. La pensa così Silvia: «Il perdono esiste, solo se si trovano due persone umili e grandi di animo e si uniscono insieme nel dolore. Solo condividendo certi dispiaceri si può andare avanti. Bravi».
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