Il dolore
Neonato morto, ora si attende la risposta dagli esami
Sarà un centro diagnostico di Pisa a stabilire se il caso avvenuto all’ospedale di Prato rientra fra quelli di Sids
PRATO. «Siamo costernati, dispiaciuti. Ci siamo sentiti impotenti di fronte ad una tragedia imprevedibile. Tutto ciò che poteva essere fatto è stato fatto». Così il dottor Pier Luigi Vasarri, direttore dell’area materno-infantile dell’ospedale Santo Stefano, ha commentato la morte improvvisa di un neonato avvenuta sabato scorso. Una morte per “sospetta Sids” (la sindrome di morte improvvisa del lattante), uno di quei casi ancora tutti da chiarire di decessi nel sonno. Oggi, 8 settembre, si è riunita l’unità di crisi dell’ospedale come prevede il dispositivo regionale per questi “eventi sentinella”. «Abbiamo cercato di ricostruire quanto è successo - prosegue il dottor Vasarri - e le posso confermare quanto già detto: non c’era alcun elemento che potesse far sospettare che ci trovassimo di fronte ad una nascita a rischio. Tutto gli esami erano perfetti, niente anche nella storia dei genitori poter far pensare che potesse accadere qualcosa di anomalo. Soltanto dopo la tragedia, ma questo non significa che vi sia con certezza qualche collegamento, abbiamo saputo che nella famiglia era accaduta una morte post-partum. Il fatto risale però a 40 anni fa».
La verità su che cosa abbia provocato la morte del neonato, se un giorno la si potrà davvero conoscere, è affidata al riscontro diagnostico (autopsia) ma soprattutto alle indagini complesse che sono state delegate al Centro diagnostico di Pisa. Attraverso un prelievo di tessuti si cercherà di capire la situazione del sistema nervoso centrale che sovrintende alla respirazione che improvvisamente si è bloccata. Per attendere l’esito di questi accertamenti occorrerà però attendere un paio di mesi.
Il dottor Pier Luigi Vasarri in particolare ci tiene a precisare due aspetti della vicenda: la presenza del neonato insieme alla madre è ormai una prassi consolidata non solo a Prato ma anche in moltissimi ospedali italiani. Lo stare con la madre non fa venire meno l’attenzione verso il bambino da parte del personale medico ed infermieristico. «Il piccolo stava bene - continua il dottor Vasarri - sarebbe stato dimesso il giorno dopo. A mezzanotte aveva preso l’ultima poppata. Intorno alle 4 la mamma ha sentito un gemito ed ha subito chiesto il nostro intervento. L’ostetrica e il medico sono accorsi subito. C’è stato un minimo segno di ripresa ma poi non c’è stato più niente da fare».
Tra i consigli per prevenire i casi di Sids quello di far dormire il piccolo supino (non a pancia in giù) e di non fumare.
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