Sicurezza
Le campane di San Domenico messe ko da un super fulmine
PRATO. Il “din don dan” non si sente più da cinque giorni. Se ne sono accorti i fedeli e i residenti, se n’è accorto chi ha l’attività in piazza, scandita tre volte al giorno da quel suono. Adesso,...
PRATO. Il “din don dan” non si sente più da cinque giorni. Se ne sono accorti i fedeli e i residenti, se n’è accorto chi ha l’attività in piazza, scandita tre volte al giorno da quel suono. Adesso, regna il silenzio per una delle chiese più belle del centro storico, con la sua superba architettura trecentesca. Le campane di San Domenico tacciono. Ad ammutolirle, un fulmine che si è abbattuto nella notte tra domenica 31 e lunedì 1 settembre sul campanile in mattoni. Ora, in parrocchia sono a leccarsi le ferite. E a frugarsi in tasca. Sì, perché nonostante la protezione del parafulmine, la potenza delle saette ha fatto sì che si bruciassero, irrimediabilmente, i tre motori che spingono il delicato ingranaggio sonoro. Così oggi il campanile è vuoto, le campane danneggiate sono state portate via nei giorni scorsi per essere sottoposte a un costoso intervento di riparazione. E sono dolori perché la parrocchia non è in grado di affrontare una spesa così enorme.
«Per l’esattezza – puntualizza don Luigi Provenzi, il vice parroco che affianca monsignor Pierluigi Milesi nella guida della parrocchia - occorrono 8.700 euro. Abbiamo subito un danno ingente, per questo ci appelliamo alla generosità dei fedeli: abbiamo bisogno in questo momento del sostegno di tutti. Ben venga ogni piccolo, piccolissimo, contributo. Alla parrocchia fanno capo 1200 persone, di cui tre quarti sono cittadini cinesi. Coinvolgere l’intera comunità di parrocchiani non è facile».
Una parte delle spese da affrontare sarà coperta dalla Curia che, dal punto di vista finanziario, non naviga certo nell’oro, mentre si è già bussato alla porta della Fondazione Cassa di Risparmio. Sta di fatto che, per un brutto scherzo del meteo, nella prima domenica di settembre le quattro celebrazioni della santa messa (8, 10, 11.15, 18) non saranno scandite dai rintocchi della campana. Oltre al danno, la beffa: la copertura della polizza assicurativa non può scattare in queste circostanze, a causa di una clausola particolare che prevede il risarcimento del danno solo in caso di concomitanza fra fulmini e incendio. Che, per fortuna, non c’è stato. Padre Provenzi non si dà pace.
«Ancora si stenta a credere come si sia potuto bruciare l’impianto. Non so se la responsabilità sia da attribuire a una bomba d’acqua, di sicuro ci sarà da rimboccarsi le maniche perché le nostre campane tornino a squillare». Si confida nel buon cuore dei pratesi: chiunque voglia contribuire con un’offerta per rimettere in funzione le campane può depositarla in una cassetta di 80x40 centimetri posizionata in modo ben visibile in fondo alla chiesa. Nel frattempo, qualche commerciante della piazza si sta mobilitando per restituire a questa zona del centro storico il suono delle campane, organizzando una cena di beneficenza. La corsa alla solidarietà è solo agli inizi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
