Il Tirreno

Prato

«Io non ho ucciso il fascista Santi» La verità di Innocenti

di Giuseppe Gregori

Dopo 70 anni l’ex partigiano vuole togliersi un peso «Sono stato condannato ma non c’entravo nulla»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Renzo Innocenti, classe 1923, dice di sentirsi bene, come è possibile dopo aver passato "quota novanta". Ha qualche acciacco fisico, ma la memoria funziona egregiamente; ha pure un rospo in gola e non vede l'ora di liberarsene, dopo aver aspettato tanti anni e aver visto morire tanti protagonisti della nostra storia e delle vicende che lo hanno visto protagonista.

La gioia per il buon esito delle elezioni del 1953 fu presto offuscata da una convocazione presso il tribunale di Prato, in cui Renzo fu interrogato in merito all'uccisione, nell'estate del 1944, di un noto fascista di Migliana, Leone Santi. Era una vicenda consumatasi nelle concitate settimane che avevano preceduto la liberazione di Prato, esattamente settant'anni fa. Leone Santi era legato ai fatti avvenuti a Migliana nel maggio 1921: durante una rissa tra fascisti e comunisti, un fascista era stato ucciso da un paio di colpi di pistola, sparati, pare, per errore, da un camerata, Alfredo Santi. L'uccisione aveva scatenato una spedizione punitiva dei fascisti pratesi a Migliana e l'accusa del delitto rivolta a Emilio Santi, comunista. Il processo era stato celebrato in un clima di intimidazione e di violenza da parte dei fascisti, i testimoni a discarico non erano stati ascoltati, c'erano stati dieci condannati a svariati anni di carcere.

Leone Santi era stato decisivo nell'accusare i condannati, testimoniando il falso: fu così che, nell'estate del 1944, mentre si trovava presso la cascina di Porciglia, fu catturato da alcuni partigiani e ucciso. Renzo Innocenti, conosciuto come Il Marinaio, perché aveva fatto il militare in Marina, a La Spezia, da dove era fuggito dopo l'8 settembre 1943, aveva militato nella formazione Storai e poi nella Buricchi, in squadra con Armando Bardazzi, ma di Leone Santi non sapeva nulla, non l'aveva mai visto, né conosciuto. Lo disse al giudice, invocando più d'una testimonianza, ma non fu creduto e rinviato a giudizio.

Il clima nei confronti dei comunisti e degli ex partigiani, in quel 1953 di guerra fredda, non era certo dei migliori. I fascisti rialzavano la testa, lo scontro internazionale tra Usa e Urss divideva il mondo e ogni arma veniva usata contro gli avversari, anche la più scorretta. I democristiani preferirono dimenticare quelli di loro che avevano combattuto coraggiosamente per la libertà e processarono senza tregua la Resistenza, andando a ricercare, con la complicità di una magistratura in gran parte legata all'ancienne regime, i fatti più remoti e dimenticati.

Renzo Innocenti si rivolse ad alcuni comandanti partigiani con cui aveva avuto rapporti, per invocare una testimonianza a suo favore, ottenne assicurazioni sulla sua innocenza, ma il processo, seguito quasi di malavoglia dagli avvocati difensori, si risolse con una condanna a dodici anni di carcere: nulla, perché la legge di amnistia, promulgatata da Togliatti, guardasigilli nel 1946, ne condonava fino a quindici. Dunque, nessuna conseguenza pratica, se non la privazione del diritto di voto per alcuni anni, fino a che un maresciallo dei carabinieri, di stanza a Vaiano, non gli fece produrre i documenti necessari per rientrarne in possesso, all'inizio degli anni Sessanta.

Ha aspettato settant'anni Renzo, ma ora vuole sputare il rospo, vuole rivendicare la propria innocenza: che tutti sappiano che, nonostante la condanna, con la morte di Leone Santi lui non c'entra! E' stato in silenzio per non danneggiare il Pci e la Resistenza, per non fornire agli avversari argomenti di polemica e di lotta politica; capisce che, col suo sacrificio, ha tenuto al riparo personaggi più noti e più in vista di lui stesso. Ma resta il senso di una profonda ingiustizia e di scarso riconoscimento per chi ha contribuito a riconquistare la libertà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web