La manifestazione
Non c’è rientro per numerosi negozi
Tra San Domenico, piazza Duomo e piazza Sant’Agostino molte strade rimangono con poche saracinesche alzate
PRATO. Dal chiuso per ferie al chiuso per sempre. Archiviate le vacanze estive, continua a sanguinare l’emorragia di esercizi commerciali anche nelle strade più transitate del centro storico. Settembre nero per il commercio pratese dentro le mura: in via Guasti, nel raggio di 400 metri, si conta la bellezza di 15 fondi sfitti. Non è vero che la vendita del cibo tira sempre: a gettare la spugna, nei mesi scorsi, è stato anche l’emporio di filiera corta “Cortaggio”.
Un’altra casella del puzzle si è svuotata dopo che il negozio di abbigliamento “Fox” a luglio ha fatto le valigie da via Guasti per risorgere in via Garibaldi dalle ceneri di “Kevin”. A questo punto in via Guasti resistono solo i due punti vendita dello “Scarpelli Calzature” (negozio e outlet), il bar “La Posta” e lo store “Lacoste”. Il resto è un cimitero di bandoni abbassati che suscita amarezza in Sergio Scarpelli, prossimo a festeggiare il trentennale della sua attività, uno che su quella strada alle spalle di piazza del Comune ci ha investito. E non solo lì. Il commerciante fa parte della pattuglia dei primi pratesi ancora in pista tra le attività de “I Gigli” (insieme a “Spazio ragazzi”) con il negozio di calzature “Divarese”, fin dalla nascita del centro commerciale nel 1996. «Qui a Prato ho la clientela più fidelizzata, lì la più variegata. Non mi sono mai pentito della scelta di investire a suo tempo ai Gigli. Le politiche di marketing messe in atto dal centro commerciale hanno efficacia anche perché investono tutti i punti vendita, non un singolo negozio. In centro storico si pensa a valorizzare una singola strada piuttosto che invitare i cittadini a vivere tutto il centro. Via Guasti nel corso degli anni si è svuotata per la fuga dei grandi marchi, vedi la “Sisley”». “Scarpelli Calzature” è una mosca bianca anche rispetto al calendario delle aperture: 7 giorni su 7 e tutte le domeniche. «E’ sbagliato dire, come sento tra tanti colleghi: “Non apro di domenica perché tanto non vengono clienti”. E’ un cane che si morde la coda: se si tiene chiuso di sicuro le persone andranno a comprare nei centri commerciali. Ricordiamoci che se fallisce il centro, fallisce la città». Intanto, in una traversa interna, in via Ser Lapo Mazzei, s’è arreso a luglio anche “Arcadia Games”, storico punto di riferimento per gli amanti del videogioco. Il deserto di saracinesche abbassate non risparmia via Muzzi e via Guizzelmi: 25 fondi sfitti nel giro di 300 metri. Gli addii più recenti sono quelli della gioielleria “Swarovski” all’angolo con via della Sirena (ha riaperto in via Garibaldi nell’ex fondo della “Geox”), libreria “Mondadori” e del temporary store nel fondo dell’ex “Champion”: a farlo risorgere per cinque mesi era stato Luca Innocenti, titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento da uomo in via della Stufa.Lui e la madre Renata (quest’ultima manda avanti da quarant’anni la lavanderia in via della Stufa), meditano di chiudere bottega. «Se vengono i varchi elettronici vado via io – tuona Renata -: come lavanderia ho tanti clienti che abitano in periferia». Il figlio Luca ha il dente avvelenato contro le cifre da capogiro che chiedono i proprietari dei fondi. «La maggior parte di loro preferisce tenerli vuoti piuttosto che abbassare i prezzi: l’amministrazione comunale dovrebbe colpirli inasprendo i tributi locali».
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