La manifestazione
I tre operai accettano di scendere dalla gru "Abbiamo figli piccoli, i soldi ci servono"
Sono dipendenti di una ditte edile che reclamano stipendi arretrati. La ditta committente ha proposto di anticipare una somma a titolo di avanzamento lavori. Gli operai hanno prima rifiutato la cifra proposta e poi l'hanno accettata
PRATO. Nove ore e più in cima a una gru dentro un cantiere di via del Purgatorio. I tre lavoratori che hanno scelto questa protesta per avere tre mensilità a testa non pagate sembravano tre puntini a fianco dei due grandi edifici che la pratese Abitcoop sta costruendo alle porte della città. Tre puntini che sono riusciti a far valere i loro diritti e che sono saliti sull’autogru dei vigili del fuoco solo dopo che l’amministratore delegato del consorzio fiorentino “Arcale” ha firmato assegni per 17.400 euro suddivisi tra cinque lavoratori della società pugliese “Nievole Costruzioni”. I tre lavoratori, tutti di origine egiziana e residenti a Milano, che sono saliti sulla gru protestavano infatti anche per altri due colleghi, uno rimasto a terra con il figlio diciannovenne (usato per le traduzioni) e un quinto impossibilitato a raggiungere Prato.
(Nella foto di Batavia col teleobiettivo due dei tre lavoratori salutano dalla cima della gru)

“Per vivere dobbiamo avere i soldi. I soldi guadagnati lavorando”, ha spiegato uno dei tre lavoratori, Aly Yasser, una volta sceso. “Abbiamo il mutuo da pagare, dei figli, una vita da mandare avanti. Il titolare continuava a inventare delle scuse e noi avevamo bisogno di questi soldi”.
(Aly Yasser, una volta sceso, prova a spiegare i motivi del drammatico gesto)
Una protesta che ha tenuto col fiato sospeso tutti coloro che sono passati da via del Purgatorio. Il vento soffiava e momenti di tensione sono stati vissuti quando uno dei tre aveva preso a spostarsi verso la punta della gru. Le trattative sono state lunghe e complesse. E più volte è stato necessario rifare il punto su quanto effettivamente i lavoratori dovessero avere. Specialmente per la parte non inserita in busta paga.
(La lunga attesa dei vigili del fuoco, carabinieri, volontari delle ambulanze e responsabili del cantiere)

(I tre lavoratori sulla cima della gru in via del Purgatorio)

La telefonata al sindacato. Emilio Testa, sindacalista della Cgil, è stato avvisato questa mattina dagli stessi lavoratori. Erano partiti da Milano e nulla li avrebbe convinti a fare un passo indietro. Hanno raccontato di aver lavorato a Prato e di non aver riscosso le buste paga di maggio, giugno e luglio. Un totale di circa 23mila euro complessivi di cui 17.400 in busta e il resto con accordo con l’azienda che li aveva chiamati la Nievole Costruzioni, subappaltatrice per i lavori di muratura.
La protesta ferma e determinata. Da parte dei tre non c’era la benché minima intenzione di scendere a patti. E anche quando la Nievole ha inviato un fax al cantiere in cui riconosceva solo i soldi delle mensilità per muratore di primo livello (il minimo per un cantiere edile) loro hanno provato a non mollare. E nonostante la società appaltatrice (la Arcale) avesse accettato di anticipare i soldi riconosciuti dalla Nievole non ne hanno voluto sapere di scendere finché dalle trattative i sindacalisti Emilio Testa (Cgil) e Enrico Menici (Cisl) non hanno ottenuto di “bloccare” il pagamento di circa 9mila euro da Arcale a Nievole in attesa che venga riconosciuto il credito nei confronti dei lavoratori. “Abbiamo avuto l’incarico – riferisce Testa – di verificare dai registri le ore lavorate e gli accordi che ci sono tra dipendenti e società. Una volta stimata la cifra esatta Nievole dovrà pagarla e se non avvenisse Arcale ad anticiparla. Un controllo che faremo entro un mese ma che è stato fondamentale, insieme agli assegni, per far scendere i lavoratori.
(Il sindacalista Cgil Emilio Testa spiega perché in una prima fase gli operai non hanno accettato l'offerta)
(Ore 12,05: uno dei lavoratori si sta spostando verso la punta della gru. Attimi di tensione. I suoi colleghi gridano "Fermati") 
(I quattro lavoratori egiziani, il secondo ha tenuto le trattative a terra, e il sindacalista Cgil Emilio Testa)

La punta di un iceberg. Una protesta vista tante volte in televisione e che questa volta ha toccato Prato. Era accaduto in passato ma mai per problemi legati al lavoro. Un episodio che non è servito solo a raccontare la storia di cinque poveri cristi ma che ha aperto uno squarcio su un mondo, quello dell’edilizia, dove i più semplici diritti vengono calpestati e spesso nascosti dietro una rete di appalti, subappalti, ribassi. In questo caso la società appaltante si è fatta carico dei debiti della subappaltante (la legge prevede la responsabilità solidale nei cantieri) ma si è visto come non sempre la parte legata alle contribuzioni è chiara. “Di questo caso si occupi, se lo terrà opportuno l’Ispettorato del lavoro”, hanno commentato i sindacalisti intervenuti a dirimere la questione mettendo però i puntini sulle “i” su cosa a livello generale dovrebbe cambiare. “Abbiamo chiesto un incontro al sindaco Matteo Biffoni – hanno detto Testa e Menici – affinché si cerchi di favorire anche per i cantieri privati i pre-accordi. Aziende e sindacati fin dall’inizio dovrebbero dichiarare quali sono i subappalti e decidere chi, come e in che termini si effettuano i pagamenti. Un modo per rendere tutto più facile e per rendere più chiari quali sono i diritti dei lavoratori. Senza rendere necessarie proteste così estreme. Negli appalti pubblici accade già, cerchiamo di trasferire quell’esperienza anche nel privato”.
(Enrico Menici della Cisl fa il punto della situazione e spiega a cosa servono i preaccordi)
L'aneddoto. Mentre i lavoratori protestavano sulla gru e le trattative erano in corso e proprio per un diritto sacrosanto, quello alla riscossione del proprio stipendio, nel cantiere gli altri muratori hanno continuato a lavorare. Senza mostrare solidarietà in nessun modo nei confronti di chi in quel momento stava protestando. Comportamento che può essere determinato da vari motivi, anche comprensibili. A portare assistenza nelle trattative, ma sarebbe meglio dire a portarle avanti, c'era il sindacato (presenti Cisl, Cigl e Uil) che non aveva mai conosciuto fino a quel momento i lavoratori che stavano protestando. Uno dei dipendenti del cantiere è però arrivato al cancello per sottolineare che le bandiere dovevano essere tolte. "Che cosa ci fate qui?", ha detto rivolto al segretario organizzativo della Cgil Giancarlo Targioni. "Togli quelle bandiere, alla svelta". Secca la risposta. "Noi siamo a fianco dei lavoratori che rivendicano un diritto. Le bandiere le toglieremo quando i lavoratori saranno pagati. Alla svelta? Nei tempi con cui sono stati pagati gli stipendi", è stata la risposta.
(Il momento del confronto su bandiere sì, bandiere no)

Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
