Il Tirreno

Prato

Prato, non sempre il defibrillatore cardiaco può evitare una morte improvvisa

di Gian Ugo Berti
Prato, non sempre il defibrillatore cardiaco può evitare una morte improvvisa

Il parere di Mario Marzilli, direttore dell’Unità operativa di cardiologia dell’Asl di Pisa. «Vi sono casi in cui l’apparecchio può risultare inefficace»

1 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Non sempre l’uso del defibrillatore cardiaco può evitare una morte improvvisa. Lo spiega Mario Marzilli, direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia all’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana. In primo luogo, il motivo può infatti non coinvolgere il cuore, bensì il cervello.

«Fra le motivazioni cardiache, la più frequente, ma non la sola – sottolinea Marzilli - è la fibrillazione ventricolare ovvero un rapidissimo disturbo del ritmo che provoca contrazioni non coordinate di atri e ventricoli, le quattro cavità del cuore, con totale blocco della spinta del sangue nella circolazione ed arresto dell’attività del cuore. E qui l’apparecchio si può dimostrare valido nell’interrompere il ritmo alterato, ma non sempre ripristina quello normale, dimostrandosi quindi talvolta inefficace. In negativo, c’è il blocco atrio-ventricolare, cioè un difetto nel sistema di conduzione elettrica cardiaca fra atrio e ventricolo, su cui non ha effetto. Esistono infine alterazioni elettrolitiche all’interno delle cellule del cuore specie nella presenza di quantità diverse ad esempio di potassio. Tale elemento – conclude Marzilli -è collegato con la funzionalità contrattile della pompa cardiaca, che può risentire di eccessi e difetti. Ed anche in tale situazione, l’applicazione non sorte effetto positivo».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca