Il Tirreno

Prato

Il miracolo del Sacco di Prato

Il miracolo del Sacco di Prato

Rinnovato il rito della Madonna dei Papalini portata dalle suore di clausura

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PRATO. Si sono conclusi i riti che hanno ricordato il 502° anniversario del miracolo della Madonna dei Papalini. Prato, nell'agosto 1512, fu invasa dai mercenari spagnoli, i soldati entrano nel monastero di San Vincenzo ma una volta davanti l’effige della Vergine si arrestarono e caddero in ginocchio accanto alla suore in preghiera.

Le religiose vennero così risparmiate dalle furie degli spagnoli che misero a ferro e fuoco la città nell’evento più triste che possa essere ricordato e che porta il nome del “Sacco di Prato”.

La statua della Madonna (un busto in terracotta policromata del primo Cinquecento con veste settecentesca) è venerata all’interno della Cappella che si raggiunge dal coro delle monache a fianco della basilica minore dedicata a San Vincenzo e Santa Caterina de’ Ricci (il corpo della Santa è sepolto sotto l’altare centrale della chiesa). Il tragico, violento saccheggio, durato ben 22 giorni, provocò l'uccisione di centinaia di persone (le cronache parlano, sicuramente esagerando, di 5.000 morti), violenze, incendi, rapimenti. Di fronte a questo luttuoso evento, Firenze patteggiò la resa e il ritorno dei Medici al potere. Il Sacco ebbe conseguenze durature e negative per la città: per decenni Prato fu fiaccata socialmente ed economicamente.

Dopo quel miracolo alla statua venne dato l’appellativo di “Madonna dei Papalini” (dalle truppe pontificie che si erano alleate con gli spagnoli). I 502 anni dal miracolo ricorrevano il 29 agosto e da quel giorno i riti religiosi sono terminati domenica sera con la recita dei solenni vespri presieduti dal vicario generale della Diocesi pratese, monsignor Nedo Mannucci.

All’interno del coro, dove le monache domenicane di clausura partecipano alla messa e scandiscono la loro intensa giornata di preghiera, tanti fedeli si sono ritrovati per ricordare quel miracolo del 1512.

Al termine dei vespri la statua della Madonna dei Papalini è stata portata in processione all’interno del Monastero di San Vincenzo.

Prima attraverso il chiostro poi negli interni del convento di clausura, dove lungo il percorso le suore avevano messo fiori e lumini per onorare il passaggio della statua.

Dell’effige di Maria colpisce la dolcezza, particolare sul quale si è soffermato anche monsignor Mannucci ricordando il miracolo del 1512. “La regalità della Madonna – ha detto il vicario generale – sta nella sua dolcezza”.

Azelio Biagioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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