Sicurezza
L’embargo russo frena l’export pratese
Secondo l’Unione Industriali il danno è sul 4% dei tessuti e del 3% dei filati. Ricadute anche sui mercati indotti
PRATO. La Russia taglia i ponti con l'Occidente e anche con l'Italia, imponendo l'embargo su tutta una serie di prodotti. Non solo gli hamburger e le patatine dei McDonald's chiusi a Mosca, ma anche tessuti e abbigliamento. E qui Prato e il suo distretto ci rientrano in pieno. «E' stato fatto un calcolo che il danno sull'export può essere del 4% sui tessuti e del 3% sui filati - dice Andrea Cavicchi, presidente dell'Unione Industriali di Prato - Va detto che siamo ancora a livello di ipotesi, sicuramente le ricadute si avranno, magari non in modo diretto sul distretto, ma sul brand dei marchi italiani». La preoccupazione c'è anche se, ammette Cavicchi, quello russo non è il mercato di punta in questo momento. Vanno poi valutate anche le ricadute sui mercati indotti. «Ci sono Paesi come la Polonia, la Romania, la Bulgariache confezionano abiti per molte griffe italiane, che poi inviano i prodotti in Russia. E sono Paesi dove Prato esporta regolarmente». I grandi marchi, da Armani a Valentino, da Cavalli a Ferragamo, come è noto, hanno un appeal notevole sulla nuova alta borghesia russa, la stessa che compra terreni e case in Toscana e va in vacanza a Forte dei Marmi. Che si può fare? Da qui poco, secondo Cavicchi. «A settembre faremo una ricognizione con le nostre aziende per capire quanti sono coloro che che lavorano con la Russia e che tipo di ripecussioni possano esserci. Teniamo conto che noi la viviamo come problematica interna, ma quel che conta sono i problemi geopolitici e su quelli possiamo fare ben poco».
La situazione di incertezza e instabilità non riguarda solo il fronte russo, ma più in generale l'attuale situazione internazionale. «E' evidente che questa situazione genera un clima di grande sfuducia sia in chi produce che in chi consuma, il produttore non investe e il consumatore non acquista».
I danni che potrebbero colpire più in generale l’Italia per l’embargo dei prodotti imposto da Putin non si limitano al tessile e alla moda. Tra i settori più colpiti ci sono quelli agricolo ed enogastronomico, una voce fondamentale dell’export. Esclusi però vino e prodotti alcolici, così come la pasta e i prodotti da forno. In alcuni casi si possono raggirare i divieti: dalla lista sarebbero eliminati olive e olio, così come il prosciutto. Rimane il problema per i latticini e i prodotti caseari, inseriti nella lista.
Francesco Albonetti
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