Attenzione
Tredicenne adescata Scattano altri due arresti
La ragazzina ha inviato video con atti di autoerotismo a un quarantenne pratese ma aveva già fatto la stessa cosa con due trentenni residenti in Veneto e Sicilia
PRATO. Altre due persone, oltre al quarantenne pratese finito in carcere giovedì, sposato e dipendente dell'Asm, sono state arrestate dalla Polizia postale di Trento nell’ambito dell’inchiesta sulle molestie a una tredicenne che risiede in provincia di Trento, adescata dagli adulti sul social network WhatsApp.
Un arresto nei confronti di un trentenne residente in Veneto era scattato nei giorni scorsi, mentre giovedì le manette sono scattate anche ai polsi di un trentenne residente in Sicilia. Tutti e tre, spiega il Compartimento della polizia postale di Trento, erano entrati in contatto con la tredicenne, prima su WhatsApp e poi con vere e proprie chiamate telefoniche, convincendo la ragazza a inviare foto e video con atti di autoerotismo.
Agli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Rosalia Affinito, non risulta che tra i protagonisti della vicenda ci sia stato scambio di denaro, nemmeno di ricariche telefoniche, come era avvenuto in casi simili in passato. «Quando sono così giovani - spiega la dirigente del Compartimento, Tiziana Pagnozzi - le ragazzine si sentono in qualche modo valorizzate dalle attenzioni degli adulti». Ad accorgersi che c’era qualcosa che non andava è stata la madre della ragazza, alla quale poi la tredicenne ha confermato di aver spedito i video con atti di autoerotismo.
Ma fino a ieri si era pensato che i contatti fossero solo col quarantenne residente a Prato. In realtà il riserbo degli inquirenti si spiega col fatto che l’indagine si era nel frattempo allargata anche ad altre regioni e aveva fatto emergere le attenzioni di altri due adulti nei confronti della tredicenne.
Non è stata un’indagine lampo. Gli accertamenti sono andati avanti per circa un anno, durante il quale la polizia postale ha raccolto, dicono, elementi incontrovertibili da portare davanti a un giudice. Verosimilmente le copie dei video inviati dalla ragazzina e i testi delle conversazioni sulla chat, nella quale il quarantenne pratese avrebbe fatto credere alla tredicenne di essere molto più giovane.
La notizia del suo arresto ha scatenato un profluvio di commenti sui social network, in stragrande maggioranza di persone che chiedono punizioni severe.
In realtà l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, e non agli arresti domiciliari, sembra già un intervento molto deciso da parte della magistratura, che in altri casi si è limitata alla denuncia o agli arresti domiciliari. Il quarantenne pratese, con la fedina penale immacolata, si è trovato da un giorno all’altro a passare dalla tranquilla vita casa-lavoro alla sezione specializzata della Dogaia dove vengono rinchiusi i pedofili.
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