Il Tirreno

Prato

I controlli alle confezioni cinesi finiranno nell’imbuto

di Paolo Nencioni
I controlli alle confezioni cinesi finiranno nell’imbuto

Lunedì 1° settembre scatta il piano straordinario voluto dal presidente Rossi, ma la Procura di Prato non ha i mezzi per gestire tutti i procedimenti. Previste 4.000 ispezioni in tre anni

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PRATO. C’è una grande incognita intorno al piano straordinario di controlli alle confezioni cinesi, deciso dalla Regione sull’onda emotiva dell’incendio alla Teresa Moda di via Toscana, dove il 1° dicembre dell’anno scorso persero la vita sette operai cinesi.

Da lunedì scatteranno i controlli a tappeto, ma la grande mole delle notizie di reato finirà sempre sulle solite sei scrivanie, quelle dei sei sostituti procuratori al terzo piano del Palazzo di giustizia.

Più che un’incognita, si tratta di una certezza. È certo infatti che la Procura, ora priva anche dal capo dopo l’addio di Piero Tony, non riuscirà a smaltire in tempi brevi il carico dei procedimenti legati ai controlli, e dunque l’operazione nella quale il presidente della Regione Enrico Rossi ha messo la faccia rischia di trasformarsi in un boomerang.

Prima delle ferie estive il procuratore capo facente funzioni, Antonio Sangermano, ha incontrato insieme ai suoi colleghi il sindaco Matteo Biffoni, a cui ha rinnovato un appello urgente perché faccia pressione su Roma affinché arrivino rinforzi (non solo magistrati, ma anche personale di cancelleria), ma da allora non sono arrivate buone notizie.

Intanto, come si diceva, da lunedì prende il via il piano straordinario di controlli nelle confezioni. «Un programma lungo tre anni - ha spiegato ieri un comunicato dell’amministrazione comunale - varato dalla giunta regionale toscana per riportare a livello ordinario i rischi per la salute dei lavoratori nelle aziende del pronto moda e delle confezioni di Prato e di tutta l'area vasta della Toscana centrale, nelle imprese a conduzione cinese, ma non solo, attraverso un processo di progressiva emersione e regolarizzazione. Tutto è nato all'indomani del rogo che lo scorso 1° dicembre, proprio a Prato, inghiottì nella notte sette operai cinesi che nella fabbrica che prese fuoco lavoravano, mangiavano e dormivano».

Tanti buoni propositi, che però rischiano di scontrarsi con la triste realtà di una Procura che non ha i mezzi per fare molto più dell’ordinaria amministrazione.

Nelle quattro Asl coinvolte dal programma straordinario di controlli sulle confezioni cinesi sono stati assunti 74 tecnici dalla Regione: «Il nuovo personale - spiega il Comune - consente di garantire ispezioni nelle aziende cinque volte superiori agli standard nazionali, così che nei tre anni del piano tutte le imprese censite e quelle di nuova apertura saranno controllate: 7.700 in tutta l'area vasta metropolitana, quattromila delle quali si trovano a Prato. Nei mesi estivi con la collaborazione delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria è stata attivata una campagna informativa e di comunicazione ed è stato attivato un numero verde con mediatori linguistici». Se ne parla da febbraio: da lunedì si comincerà a vedere i risultati concreti.

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