La manifestazione
Doppio cognome, è boom di richieste: già 32 domande
Otto pratiche sono state approvate dalla Prefettura di Prato. E c’è chi chiede di avere l’appellativo della madre prima di quello del padre
PRATO. Nel nome del padre… e della madre. O viceversa. Così, se una volta si diceva “auguri e figli maschi”, nella convinzione che il maschio tramandasse la linea ereditaria, oggi non è più così. L’opzione del doppio cognome sulla carta d’identità, quello materno e quello paterno, inizia a prendere piede anche a Prato. Sta cambiando qualcosa nella mentalità delle famiglie? Intanto l’aggiunta del cognome materno è stata richiesta da 32 coppie pratesi nella prima metà del 2014, con un trend in forte aumento rispetto al 2013: tante sono infatti le istanze pervenute sulle scrivanie della prefettura, a cui competono da due anni le operazioni di modifica dei cognomi. Prima del 2012, occorreva infatti il via libera da parte del Ministero mentre ora basta l’autorizzazione del prefetto con una netta accelerazione dei tempi (in quattro mesi si fa tutto, prima la domanda stava in giacenza anche due o tre anni nei cassetti del Ministero).
La procedura è abbastanza snella: si fa la domanda che viene esposta per un mese all'albo pretorio del Comune, poi il documento torna in prefettura per altri trenta giorni, in attesa di eventuali opposizioni. La cornice legislativa in cui ci si muove è diversa: se a luglio il testo del disegno di legge sul doppio cognome ha avuto il sì della Camera, nel gennaio scorso la Corte di Strasburgo ha bacchettato l’Italia sul divieto di dare al figlio anche il cognome della madre all’atto della nascita, prassi che in tanti altri Paesi (Spagna in primis) è invece consolidata da anni. In passato, prima di una certa apertura legislativa in materia, a Prato le richieste di integrare il cognome si contavano sulla punta delle dita: sempre più oggi invece si vuole leggere nella carta d’identità del figlio la radice familiare di ambedue i genitori, racchiusa appunto nel cognome.
«Su 32 domande, otto sono state accolte con decreto finale di pubblicazione - spiegano dall'area enti locali della prefettura pratese - fermo restando i trenta giorni di istruttoria e altri trenta di affissione, al massimo si viaggia nell’ordine dei quattro mesi di attesa. Qualche rallentamento può essere dovuto all’attività degli uffici in concomitanza con le elezioni». Anche i cugini pistoiesi si danno da fare: 35 domande da gennaio a luglio per integrare il cognome materno, «praticamente raddoppiate rispetto al 2013, e tutte accolte», fa sapere Elena Battaglini della prefettura di Pistoia. In quel di Prato la casistica è ampia: l’istanza più recente riguarda un neonato registrato all’anagrafe il 13 luglio scorso. E in due casi, la richiesta è stata più chiara: doppio cognome sì, ma con la registrazione prima del cognome materno e poi di quello paterno, secondo la consuetudine vigente nel paese d’origine di uno dei genitori. L'identikit dei richiedenti è fatto anche di genitori misti, vedi madre di Prato e babbo del Marocco. «Ci sono quattro casi di maggiorenni - spiegano dalla sede prefettizia di via Cairoli - che hanno chiesto per motivi affettivi di portare il cognome della madre oltre a quello del padre». Non si scherza nemmeno sui nomi: la legislazione vigente dà la possibilità di cambiare anche quello. In tanti casi, dietro la burocrazia si nascondono storie e vissuti personali con scelte di vita “forti”. Come quella di una giovane trentenne cinese, fresca di cittadinanza italiana acquisita, che due giorni fa si è presentata in prefettura per chiedere la modifica del proprio nome orientale, scegliendo l’italianissimo Alessia. «Perché – raccontano dalla prefettura - voleva sentirsi ancora più italiana».
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