Il Tirreno

Prato

Senza fondi, rischia di non riaprire lo storico cinema Borsi

Maria Lardara
Senza fondi, rischia di non riaprire lo storico cinema Borsi

La Regione non ha confermato i finanziamenti, la Diocesi che gestisce la sala di Prato ha già presentato ricorso. Forza Italia ha presentato un’interrogazione

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PRATO. Settembre è alle porte, si torna a gustare pellicola e pop corn in sala. Quest’anno però l’offerta di spazi cinematografici dentro le mura sarà più magra del solito. Non ci sono molte premesse perché il grande schermo del “Borsi” torni ad accendersi nel breve termine: sull'immediato, lo storico cinema di via San Fabiano si è bruciato la carta di ottenere contributi regionali per il passaggio al digitale. Nella graduatoria uscita a luglio sui progetti ammessi al bando regionale “Innovazione settore terziario e servizi, turismo, commercio, servizi connessi e sale cinematografiche” figura solo un pratese, Eros Ossani del cinema Eden, per la digitalizzazione delle tre sale di via Cairoli.

Nella graduatoria delle sette domande non ammesse dalla Regione Toscana spunta invece il cinema “Borsi” gestito dalla parrocchia “Sacro Cuore” di don Vittorio Aiazzi (l’immobile fa parte del patrimonio della Curia diocesana) che si era presentato con una proposta dal titolo accattivante, “Innovazione e tecnologia per la rivalutazione socio-culturale del centro storico di Prato”. Bocciata la richiesta di contributo – si chiedeva intorno ai 50mila euro ma la Regione finanziava il 50% - per mancanza di solidità finanziaria del soggetto richiedente: sotto la lente d'ingrandimento, i risultati degli ultimi esercizi.

Così il piccolo gioiello di via San Fabiano, incastonato a ridosso delle mura medievali, è in stato di abbandono dal gennaio scorso lungo una strada dove ultimamente i residenti segnalano problemi di spaccio e degrado. I guai per la piccola sala che la Diocesi sta cercando di salvare (le prime notizie del “Borsi” risalgono a prima della seconda guerra mondiale) sono arrivati non solo dopo che ha dovuto salutare la pellicola: lo spazio scontava nell’ultimo periodo alcune carenze di manutenzione, a partire dall’impianto di riscaldamento.

Non è detta però l’ultima parola. “Abbiamo presentato già ricorso contro l’esclusione della Regione – fa sapere Gianni Rossi, responsabile comunicazione della Diocesi - ma se questo non dovesse andare in porto siamo pronti a valutare altre strade. Per noi il “Borsi” non è mai stato un capitolo chiuso”. Non a caso, per il salvataggio del “Borsi” è stata coinvolta anche l’Acec, l’associazione dei cinema cattolici. E pensare che Ossani, patron dell’Eden, si è classificato terzo e quarto nella graduatoria delle domande ammesse, con due finanziamenti da 28.227 euro ciascuno per il cinema di Prato e per il “Nazionale” di Quarrata.

Proprio Ossani si era fatto avanti con la Diocesi per prendere in gestione il “Borsi” nella primavera scorsa ma la trattativa non è andata in porto anche perché forse la Diocesi contava d’intercettare i finanziamenti regionali. “Magari al posto del cinema di Quarrata – scommette Ossani - dove ho montato il digitale in graduatoria ci sarebbe il “Borsi” riaperto…”

Il consigliere comunale di Forza Italia Emanuele Berselli ha presentato una interrogazione sulla variante alla Legge regionale 1/2005. In particolare il consigliere forzista prende spunto dalle “recenti interviste televisive e sulla stampa rilasciate dall’assessore Barberis - si legge nell’interrogazione - dalle quali si evince la volontà dell’amministrazione comunale di procedere in tempi brevi o brevissimi all’approvazione del nuovo regolamento Urbanistico e del Piano urbano della mobilità, e dalle quali emerge con forza la volontà di rivoltare la città come un calzino, pensando la città che si sviluppa in alto pensando ad una riqualificazione del Macrolotto zero anche attraverso l’abbattimento di muri che chiudono strade (?) ma aprendo i quali il Macrolotto zero diventa più fruibile”.

Fatta questa premessa, Emanuele Berselli chiede di conoscere “Quali sono gli strumenti per rivoltare la città come un calzino in tempi brevi o brevissimi? Esiste un pericolo reale che il Comune si possa trovare in una qualche forma di salvaguardia regionale che impedisca, non solo di rivoltare la città come un calzino, ma anche di attuare i lavori più semplici? Se esiste un pericolo reale, quali azioni concrete e non generiche rassicurazioni come nel caso Pit/aeroporto, il comune intende mettere in atto?” Un’interrogazione che Berselli spera che venga messa in discussione già nel prossimo consiglio comunale previsto per il prossimo 4 settembre. Ora spetta al presidente del consiglio calendarizzarla.

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