Il Tirreno

Prato

Discarica del Coderino a Prato, lavori (in)finiti

di Cristina Orsini
Discarica del Coderino a Prato, lavori (in)finiti

Ventitré anni per terminare la bonifica, stop ai lavori di copertura del sito previsti per ottobre ma il percolato continuerà a uscire

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PRATO. Gli ultimi tredicimila euro (6.500 ciascuno a Gida e Publiacqua) sono stati stanziati, con una determina, lo scorso aprile. Dal 2006 e fino al 2014 sono sessantuno le determinazioni dirigenziali del Comune di Prato (quasi sette determine ogni anno, più di una determina ogni due mesi) con le quali sono stati stanziati fondi - pochi o molti non importa - per la bonifica dell'ex discarica del Coderino a Iolo.

Quella della bonifica è la vera "storia infinita" del Comune di Prato che l'anno prossimo "festeggerà" i trent'anni. La discarica è stata chiusa nel 1985, nel 1991 il Comune si accordò con i vecchi proprietari dei terreni Alberto e Alessandra Pecci per il ripristino ambientale dell'area, da allora ad oggi sono trascorsi 23 anni e ancora qualcosa resta da fare. La notizia è che è ancora poco il lavoro residuo.

E' il dirigente del servizio Ambiente del Comune, Sergio Spagnesi, "memoria storica" delle sorti del Coderino, firmatario un ultimo elaborato sullo stato dei lavori del maggio dell’anno scorso, a comunicare che entro ottobre «la copertura dell'area sarà terminata e entro l'anno saranno finiti anche gli interventi di corredo alla bonifica, quali fossi, canalizzazioni e recinzione».

Insomma la "storia infinita" della bonifica della discarica del Coderino si sta per esaurire. «Anche se - continua Spagnesi - il percolato che fuori esce e che viene canalizzato in tubature realizzate appositamente e inviato al depuratore di Gida continuerà a uscire ancora per molti anni». Una decina di anni almeno, ed è uno dei motivi per i quali al Coderino l'area resterà a verde ma off limits per gli abitanti: le pompe che servono per convogliare il percolato resteranno in funzione ancora per molti tempo.

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(Lex discarica vista da Google Earth)

«Quando tutta l'area sarà coperta (manca solo la porzione degli ex impianti di triturazione che rappresenta nemmeno il 5% del totale di territorio da coprire ndr) - continua Spagnesi - il quantitativo di percolato diminuirà notevolmente perché l'acqua piovana non arriverà più a diluire i residui».

Ma perché sono occorsi tanti anni per arrivare a concludere la bonifica? Risposta semplice: «In un primo tempo - spiega il responsabile del settore Ambiente - si era pensato di acquistare le terre e le argille necessarie per la copertura, il costo si è molto ridimensionato quando si è deciso di utilizzare terre di riporto (provenienti da altri scavi ndr) sui cui tempi di arrivo, però, non c'è stata alcuna certezza». Il resto lo ha fatto la crisi: i cantieri negli ultimi anni sono diminuiti in maniera consistente in tutto il territorio e di conseguenza sono arrivate al Coderino poche terre di riporto.

Tempi lunghi ma risparmio assicurato come dimostrano i numeri: da 5 milioni 124mila euro previsti in origine (3.800.000 per l’acquisto della terra di copertura), la spese effettiva con il recupero di inerti gratis è scesa a un milione 254mila euro, con un risparmio ulteriore sul milione e 700mila euro preventivato.

«La bonifica del Coderino ha comportato due fasi di lavoro - conclude Spagnesi - la prima, la più critica, di bonifica ambientale l'area vera e propria, terminata nel 2008, nella quale si sono realizzati gli impianti di raccolta del percolato ele canalizzazioni, la seconda, che si concluderà in autunno, che ha riguardato la copertura dell'area».

Documento riepilogativo della bonifica della discarica del Coderino a Iolo

 

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