Il Tirreno

Prato

Omicidio di Bilancino L’ultimo saluto a Daniele

In tanti ai funerali dell’uomo che ha ucciso l’amica nella notte di Ferragosto Don Stancari: «Non giudichiamo, poteva succedere in tutte le famiglie»

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PRATO. Ha deciso di mettere fine alla sua vita dopo aver spento quella di una persona che fino a un momento prima amava, ma gli amici non lo hanno lasciato solo. Quasi duecento persone hanno voluto dare l’ultimo saluto ieri pomeriggio a Daniele Baiano, l’uomo di 34 anni residente alla Querce il cui cadavere, impiccato in un capannone di Vernio, è stato trovato sabato dai carabinieri alcune ore dopo la scoperta del corpo senza vita di Jennifer Miccio, 30 anni, che secondo la ricostruzione degli inquirenti è stata uccisa da Daniele nella notte di Ferragosto al culmine di una lite al lago di Bilancino.

La cerimonia funebre è stata officiata da don Carlo Stancari nella basilica di Santa Maria delle Carceri e vi hanno preso parte, oltre ai parenti stretti di Daniele, molti amici. Un compito non facile quello di don Carlo, chiamato a spiegare l’inspiegabile, un segreto che le due vittime si sono portate nella tomba.

«Non siamo qui per giudicare, né per fare sociologia o cronaca - ha detto don Carlo durante l’omelia - Siamo qui per portare conforto a una famiglia che vive un momento doloroso». Monsignor Stancari ha aggiunto che la tragedia costata la vita a Daniele e Jennifer, pur nella sua crudezza, avrebbe potuto accadere in tutte le famiglie.

Il servizio funebre è stato curato dalla Pubblica Assistenza che, alla fine della cerimonia, ha trasportato la bara per l’inumazione nel cimitero di Pizzidimonte. La bara era stata portata dal carro funebre dell’associazione dall’Istituto di medicina legale di Firenze, dove è stata eseguita l’autopsia. Dall’esame non sono emersi altri particolari che facciano pensare a una spiegazione diversa da quella data dagli inquirenti, e cioè che Daniele Baiano abbia tramortito Jennifer Miccio al culmine di una lite e poi le sia passato sopra con la sua auto prima di rifugiarsi in un capannone a Vernio dove si è tolto la vita.

Eppure le due famiglie, per motivi diversi, sembrano non voler accettare la ricostruzione che appare più semplice e verosimile. Il padre di Daniele ha detto di non credere che il figlio si sia tolto la vita. Pensa che in quel capannone possano esserci state altre persone che per qualche motivo hanno ucciso suo figlio inscenando un suicidio. Una spiegazione che al momento cozza con gli elementi trovati dai carabinieri. Uno su tutti, la borsetta di Jennifer nel capannone di Vernio.

E nemmeno la famiglia della donna è del tutto convinta dalla dinamica ricostruita dagli inquirenti, se è vero, come spieghiamo qui a fianco, che ha ingaggiato un’agenzia di investigatori privati per affiancare i carabinieri e trovare ulteriori elementi.

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