«Non ci credo che si sia suicidato». Parla Antonio Baiano, padre di Daniele
L’uomo mostra dubbi sulla morte del figlio che descrive come un ragazzo pacifico, sognatore e non violento
PRATO. Antonio Baiano non si dà pace: «Non ci credo che mio figlio abbia potuto fare quello che ho sentito nei telegiornali - mormora - E non credo nemmeno che si sia suicidato». Antonio è il babbo di Daniele Baiano, l’uomo che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, per gelosia avrebbe prima ucciso, investendola con l’auto, l’amica Jennifer Miccio, 30 anni, poi si sarebbe impiccato non sopportando il senso di colpa. Una ricostruzione che, per i genitori di Daniele, davvero non sta in piedi.
Nell’appartamento al terzo piano di vai Santa Maria Maddalena, una traversa di via Firenze, Antonio Baiano, sua moglie Renza e l’altro figlio ricevono visite di condoglianze. «Sì, Daniele si sentiva al telefono con quella ragazza - dice la mamma - ma come fanno tutti i ragazzi di questo mondo quando c’è una certa amicizia».
Daniele, se li aveva, non aveva portato nella casa che divideva con i suoi, turbamenti, passioni, desideri per quella ragazza di Vernio che la ricostruzione dei fatti, per come sono stati messi fino a ora uno di seguito all’altro, racconta fosse diventata quasi un’ossessione.0
«Jenny aveva un marito, viveva con un uomo da tanto tempo - continua a dire Antonio Baiano - come poteva uscire con un’altra persona». E’ toccato al babbo, ieri, andare alla morgue di Firenze per il riconoscimento del figlio ed è lì che i Baiano hanno incontrato per pochi attimi, non sereni, i parenti di Jennifer: «Voglio dire che siamo molto dispiaciuti per quel che è successo - dice Antonio - Ma anche noi abbiamo perso un figlio».
«Aveva una ferita sulla fronte e tanto sangue sul viso - ricorda - qualcuno mi deve spigare cose è successo davvero». Non lo dice con chiarezza, ma lo lascia intendere: per lui suo figlio potrebbe essere stato aggredito. «Era pacifico e sognatore - ricorda - amava le storie fantasy ed erano tutta la sua vita. Non era un violento».
Alle 13,30 del 16 agosto, a poche ore dal ritrovamento del corpo di Jennifer sulla spiaggetta del Bilancino, quattro carabinieri in borghese hanno suonato il campanello di casa Baiano a Prato. «Mi hanno chiesto dove fosse mio figlio, mi hanno detto di non preoccuparmi - afferma Antonio - ma mi hanno chiesto aiuto per capire dove potesse essere». Attimi di ansia che col passare delle ore si sono trasformati in angoscia. «Non stavo nelle pelle - continua Antonio - verso le due e mezza sono montato in auto e sono andato in cerca del capannone che Daniele aveva affittato di recente (prima ne aveva un altro ndr) poco dopo Terrigoli.Daniele mi aveva spiegato - aggiunge - che si trovava duecento metri più avanti di quello precedente, quindi la prima strada a destra che ho trovato ho voltato e dall’alto ho subito visto parcheggiata nel cortile la Punto che avevo prestato a mio figlio».
Pochi minuti e lì, nello spiazzo della Valferro tra Terrigoli e Le Confina, arrivano anche i carabinieri. «Siamo andati insieme davanti all’ingresso del capannoncino dove lavorava mio figlio - dice Antonio - ma i carabinieri mi hanno impedito di entrare assieme a loro».
Due ore ha atteso Antonio Baiano che qualcuno gli dicesse qualcosa. «Non appena ho capito che lì dentro c’era il mio figliolo - abbassa gli occhi - sono corsa a casa da mia moglie. Non potevo certo dirle per telefono che suo figlio non c’era più».
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