Il Tirreno

Prato

In fila per mangiare, la povertà non va in ferie

di Ilenia Reali
In fila per mangiare, la povertà non va in ferie

Alla mensa dell'associazione La Pira continuano ad arrivare ogni giorno 170 persone La metà sono italiani, molti hanno perso il lavoro. In aumento i cinesi

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PRATO. L a povertà non va in vacanza. Detta così suona come una banalità ma vederla, in fila, con i volti degli uomini e delle donne che ogni giorno, agosto compreso, mangiano alla Mensa dell'associazione La Pira ha un altro suono.

A pranzo, dalla porta che si affaccia in via del Carmine, entrano in media 170 persone. E in questo mese non è cambiato niente. «Forse mancano le badanti - commenta il vice presidente della Mensa Andrea Baroncelli - che vengono a mangiare qui quando sono senza lavoro e che, è probabile, abbiano deciso di tornare a casa. Ma in questo periodo ci sono dei cinesi in più: è qualche settimane che tutti i giorni stiamo facendo qualche tessera. Capire cosa accade nella comunità cinese è difficile perché parlano poco ma anche se non vengono tutti i giorni abbiamo una trentina di cinesi in più. A domanda rispondono: “No lavoro”».

Cinesi, marocchini, africani di ogni nazionalità, donne dell’est Europa ma anche tanti italiani.

«Gli italiani sono il 50 per cento di chi viene a mangiare qui. La maggior parte sono persone sole. Qualche anno fa erano prevalentemente persone che fanno vita di strada mentre adesso non sono i soli. Anzi. L’altro giorno abbiamo fatto la tessera ad un uomo che mi raccontava che lui lavorava ma prendeva 1.200 euro al mese, si era separato dalla moglie e doveva pagare l’affitto. Tolto quello e le spese gli rimaneva pochissimo e quindi aveva deciso di venire qui a mangiare. Ci siamo chiesti se dovessimo accettare anche questi casi: la risposta è stata sì perché oggi non si può certo vivere, se tolto mutuo e affitto, rimangono 300-400 euro».

Se le persone che vivono sole arrivano alla mensa, diverso è per le famiglie. «Ci è capitato che siano venuti genitori con figli ma è molto raro. Questo non è un ambiente da bambini: in caso di nuclei familiari funziona meglio l’Emporio Caritas dove danno i prodotti per cucinare».

Se si pensa a persone sole vengono in mente sbandati, drogati. Alla mensa ci sono ma non mancano neppure i pensionati e le donne. «Le donne sono aumentate», conferma Baroncelli.

Antonella è una di queste. Arriva in bicicletta, mette il lucchetto a uno dei pali di via del Carmine e va a mangiare. «Ho perso il lavoro 7 anni fa - racconta - e, dopo la cassa integrazione, ho finito ogni entrata. Piano piano siamo rimasti con nulla. Io e mio marito ogni tanto troviamo qualche lavoretto da fare ma niente di stabile e niente che ci possa garantire un equilibrio. Veniamo qui, insieme o ognuno per conto suo, quando non possiamo fare altro. E’ l’ultimo posto al mondo dove ognuno di noi vorrebbe venire ma quando non hai alternativa, sai che qui trovi qualcosa».

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