Il Tirreno

Prato

Un evento per collegare il Pecci all’Expo

di Riccardo Tempestini
Un evento per collegare il Pecci all’Expo

Intervista a Fabio Cavallucci, direttore del museo d’arte contemporanea di Prato, che spiega idee, tempi e programmi per il rilancio del nuovo Centro a primavera

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PRATO. Il Centro Pecci è chiuso per ferie, ma il direttore Fabio Cavallucci continua a pensare come arrivare al meglio a primavera,quando il nuovo Pecci aprirà i battenti. Nel frattempo ci spiega  le ultime novità.

Nella primavera 2015 tanti appuntamenti, dall’Expo di Milano alla Biennale di Venezia, attireranno tantissimi visitatori esteri. Come convincerli a venire anche a Prato ?

«Il percorso - dice Cavallucci - è molto stretto e non consente possibilità di errore. I lavori di ristrutturazione del vecchio edificio, almeno per la parte che ne abiliti la riapertura al pubblico, devono terminare entro marzo 2015. In questi giorni gli uffici comunali, l'architetto Luca Piantini e i suoi collaboratori, stanno portando a termine la progettazione che dovrebbe consentire alla Regione di anticipare una quota di finanziamenti europei. È chiaro che dovremmo cercare di realizzare un grande evento internazionale che attragga a Prato una fetta di visitatori dell'Expo, che apre il primo maggio, e della Biennale di Venezia, che si inaugura otto giorni dopo. Ovviamente, stiamo attenti a non suscitare eccessive aspettative. L'interesse per un’istituzione di arte contemporanea si consolida nel corso di anni di buon lavoro, non si accende solo con un evento. Anche se, ovviamente, è importante ripartire con il piede giusto».

 

Anche al Pecci  Milano prima mostra in occasione dell’Expo? C’è già una traccia?

«Su Milano siamo anche più avanti che a Prato. Stiamo discutendo con il proprietario dello spazio, Piercarlo Borgogno, come rendere più chiara la presenza del Centro, senza commistioni con la sua Galleria. Quanto al progetto culturale, l'idea è di esporre artisti della generazione che ha fatto storia negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Ci sono artisti fantastici, importantissimi nelle rispettive nazioni di appartenenza, ma non ancora riconosciuti a livello internazionale. Ecco, Milano potrebbe rappresentare una vetrina importante per questi artisti. Poi, ovviamente, siccome il Pecci a Milano è il primo punto di raccordo tra l'Expo e la Toscana, ci potrebbe essere anche una parte promozionale che anticipi ciò che accade qui».

Il sindaco Biffoni ha deciso di aprire a primavera 2015, qual è la scaletta delle scadenze?

«Abbiamo un timing molto preciso e siamo in ritardo di circa un mese, ma possiamo recuperare. Parlo degli aspetti organizzativi e artistici, perché quelli architettonici non posso controllarli, anche se la ristrutturazione, la sistemazione dell'esterno e la realizzazione degli arredi deve essere finita per marzo 2015.  Ora abbiamo lanciato il bando per la realizzazione dell'immagine coordinata, che dovrebbe essere pronta a dicembre. Contemporaneamente sarà realizzato il nuovo sito. Ma se tutto va bene, disporremo di un nuovo logo, quello vecchio è legato al vecchio edificio, già a ottobre. In quel momento dovremo cominciare a fare promozione su larga scala, in modo da coinvolgere non solo persone isolate, ma anche i gruppi degli "amici dei musei", quelli che di solito viaggiano per scoprire le novità in giro per il mondo».

Se i lavori per il recupero almeno dell’interno del vecchio edificio fossero finiti a primavera, doppio taglio del nastro, magari  con due mostre distinte ?

 

«La prima iniziativa dovrebbe essere una sola, tale da far circolare le persone lungo tutti e due gli edifici. Non solo arte, ma anche teatro, musica, cinema, architettura: dovrà essere un'iniziativa che dà il segno della direzione di ricerca. Poi, in seguito, certamente si potrà pensare a suddividere lo spazio, e allora le mostre potranno essere contemporaneamente due, tre, o anche quattro».

 

Un giudizio sul bando per la nuova immagine del museo?  

«Mi sembra un segnale positivo il fatto che si decida di fare un bando. Ciò garantisce una larga possibilità di partecipazione, ma allo stesso tempo il concorso è costruito in modo tale che occorrano una qualità di base per partecipare. Se si tratta di un buon bando lo giudicheremo dai risultati».

 

È finito un primo ciclo di incontri con le realtà pratesi e toscane, com’è andata?

«Ho trovato sia a Prato che nel resto della Toscana, un'enorme voglia di rilancio. Gente interessata, impegnata nel suggerire e nel discutere la funzione del Centro, sia come istituzione artistica in sé, sia come centro di coordinamento della regione. Abbiamo voluto impostare questa nuova stagione del Centro in modo dialogico, e il dialogo è sempre molto positivo».

In attesa del taglio del nastro,   nelle nuove sale del nuovo Pecci solo conviviali oppure altri tipi di eventi magari più ristretti?

«A partire da settembre avvieremo l'attività di formazione: corsi di base per tutti, corsi specialistici, conferenze. Quindi gli spazi saranno usati, ma quasi per principio, con spirito monastico, solo per iniziative di carattere teorico, discorsivo. C’è bisogno di ricostruire le basi della cultura artistica, di riavvicinare il pubblico all'arte, ma in modo vero, profondo, non con un coinvolgimento di superficie, come di solito accade negli eventi di inaugurazione. Negli ultimi anni, non al Pecci, ma in generale nelle istituzioni italiane, c'è stato un eccesso di spettacolarizzazione fine a sé stessa».

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