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Prato

Varvarito: Il lavoro c’è, ma serve un "timbro" della Provincia

Maria Lardara
Varvarito: Il lavoro c’è, ma serve un "timbro" della Provincia

L'azienda ha richiesto un ampliamento dell'autorizzazione provvisoria per lavorare i materiali di scarto dalla Provincia ma ancora non è stato rilasciato. Il titolare: "Questo ci permetterebbe di far lavorare 20-30 lavoratori in più"

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PRATO. Piovono commesse ma non questo non basta per dare lavoro a 106 operai: così, metà di loro è costretta a rimanere a casa col salvagente della cassa integrazione ordinaria. Il motivo? Su cinque opere pubbliche assegnate alla Varvarito Lavori, solo una è stata giudicata dalla Provincia compatibile con l’uso dell’impianto degli inerti sul sito di via Lille: i lavori per la tramvia Linea 2 e 3 a Firenze. Assume risvolti sempre più kafkiani la storia di quest’azienda: è di fine giugno la lettera con cui Varvarito chiede alla Provincia un ampliamento dell’autorizzazione provvisoria rilasciata dall’ente il 7 maggio scorso per il cantiere sull'area di via Lille.

Terreni agricoli di proprietà dell’azienda nella zona di San Giorgio a Colonica su cui pende però un vincolo urbanistico ritenuto incompatibile col ciclo di lavorazione degli inerti. Ora l’azienda s’è aggiudicata cinque commesse, tra cui i lavori in autostrada per il lotto Barberino-Incisa, passante e stazione alta velocità a Firenze, tramvia Linea 2 e 3. Finora l’ente provinciale, preoccupato per le possibili ricadute ambientali derivanti dalla lavorazione degli inerti, aveva rilasciato un permesso parziale fino al 31 dicembre per consentire a Varvarito di portare avanti una sola commessa, quella legata al cantiere della Pavimental sul tratto dell’A1.

L’unico intervento viene aggiunto ora sempre tra le pieghe dell’autorizzazione provvisoria riguarda i lavori della tramvia fino a Peretola, considerati più vicini a Prato. Bocciatura, invece, per la possibilità di utilizzare l’impianto per le altre commesse che rischiano così di saltare.

«Questo ampliamento del permesso provvisorio - fa notare il titolare Franco Varvarito - ci permette di integrare l’organico dei lavoratori con altre 20-30 unità oltre alle 20 già impiegate per i lavori sull’autostrada. Per far lavorare tutto il personale, l’impianto dovrebbe essere operativo al 100%. Rimane il punto interrogativo di quello che succederà dopo dicembre, quando scadranno i permessi provvisori. Ripongo fiducia nel protocollo d’intesa firmato con le istituzioni».

La commessa che ha ottenuto il via libera (viene autorizzato l’utilizzo di una cisterna mobile per il rifornimento del gasolio di capacità pari a 9mila litri) rappresenta dunque una piccola boccata d’ossigeno per l’azienda i cui dipendenti, a rotazione, cercano di tirare avanti con la cassa integrazione ordinaria. Per loro a giugno si è esaurita la cig straordinaria, difficile da rinnovare: in una situazione singolare come quella di Varvarito diventa complicato riconoscere lo stato di crisi aziendale, anticamera della cig straordinaria. Che il trasferimento a San Giorgio sia temporaneo, lo sa anche l’azienda. D’altro canto, l’utilizzo del terreno in via delle Lame a Viaccia non è sembrata un’alternativa percorribile visto il parere negativo dell’Autorità di bacino dell’Arno (area a rischio idrogeologico). «Ho già avuto colloqui con il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore comunale Valerio Barberis - fa sapere Varvarito - che hanno dimostrato la volontà e la sensibilità di trovare una soluzione al problema».

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