Il Tirreno

Prato

Strada pedonale e casette per creativi

di Cristina Orsini
Strada pedonale e casette per creativi

Ecco come gli studenti di Architettura vedono il Macrolotto Zero di Prato: un laboratorio per ripensare il territorio

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PRATO. Quaranta ragazzi di 19-20 anni, studenti di architettura a Firenze al primo anno, armati di macchina fotografica e sguinzagliati nel microcosmo caotico della Chinatown di Prato. Non per coglierne scorci, angoli, visi, spesso orientali, ma per capirne storia, assetto e suggestioni da riportare un progetto urbanistico. E' l'esercitazione che docenti e assistenti del Laboratorio di progettazione architettonica 1 - professor Valerio Barberis (assessore all'urbanistica a Prato nella giunta Biffoni), assistenti Cosimo Balestri e Emanuele Barili - hanno affidato alle matricole del corso.

Non c'è nulla di casuale nella scelta dei docenti della facoltà di Architettura. Per loro la Chinatown di Prato, piena di contraddizioni, disfunzioni ma saporita, resta uno dei luoghi più intriganti della città «dal punto di vista antropologico - spiega Balestri - e per come si è andata conformando a livello urbanistico nel tempo». Semplice l'esercitazione delle matricole: creare una serie di unità abitative - casette a schiera l'una diversa dalle altre con la base a terra di 8 metri, profonde 14 e alte 9 - con al piano terreno negozi, oppure atelier o laboratori artigianali. «La tipologia degli edifici - continua Balestri - è quella classica, dell'uscio e bottega».

La particolarità è che le casette firmate dai futuri architetti si affacciano su un nuovo asse pedonale "inventato" dai prof che hanno studiato in modo approfondito la mappa del Macrolotto cinese.

«Abbiamo individuato un'area critica - spiega Balestri - Si tratta dei due isolati delimitati dalle vie Donizetti, Rossini e Zipoli all'interno delle quali abbiamo rilevato un asse orizzontale lungo 500 metri "bloccato" da alcuni capannoni industriali (i docenti per l'esercitazione non hanno verificato se accolgano o meno attività ndr) eliminando i quali abbiamo creato un asse pedonale che migliora sensibilmente la fruizione del Macrolotto zero». L'obiettivo della ricerca sta proprio «nel ragionamento sulla porosità del Macrolotto - precisa l'architetto - ovvero la capacità di una porzione di territorio si essere attraversato, in primo luogo, dai pedoni». Ed è lungo quell'asse che taglia trasversalmente il cuore della Chinatown che i ragazzi hanno collocato le casette «ognuna delle quali - prosegue Balestri - è stata dedicata a un artista, a un artigiano, un commerciante, uno sportivo».

Giovani e creativi finalmente all'assalto di un'area che per la difficile convivenza tra cinesi e italiani è diventata, di fatto, negli anni, off limits per i pratesi doc. Che l'assessore Valerio Barberis - come ha affermato in un'intervista al Tirreno - vuole lentamente riportare “a casa”, per avviare un processo all'inverso di nuova contaminazione. Partendo dai giovani, dagli artisti, dai creativi, da quanti cioè in quel microcosmo caotico, possono trovare ispirazione. Ed ecco allora spuntare lungo l'immaginaria "via dello struscio" della Chinatown reinventata, la casa a vista con serra interna su due piani del "florist designer"; oppure la casa del fotografo con l'entrata e un'unica finestrina in alto sulla facciata come fosse il mirino della fotocamera. E ancora la casa del pittore Egon Schiele o del disegnatore di tessuti con la facciata che ricorda trama e ordito di un pezzo di stoffa o la casa dell'ideatore di labirinti con, sulla copertura, i motivi del labirinto, appunto.

Ma perché il Macrolotto Zero suscita tanto interesse da parte dei professionisti della pianificazione? «Per la sua storia - risponde Balestri - perché una volta rappresentava la prima periferia della città, una periferia venuta su spontaneamente senza regole urbanistiche e che ha mantenuto il modulo caratteristico di Prato: la città-fabbrica». Con gli "stanzoni" e le abitazioni in un unico immobile «perché chi ci andava - continua Balestri - si costruiva la casa e il luogo nel quale lavorare». E infatti il Macrolotto zero per decenni, fino a quando i pratesi artigiani (molti, forse la maggioranza, immigrati dal sud) non l'hanno via via abbandonato, è stato il luogo dei telai, dove il rumore dei macchinari ha riempito stradine e corti, di giorno come di notte.

Particolari, come particolare è il luogo, le impressione dei ragazzi che per un giorno, in piena autonomia, senza essere accompagnati dai docenti hanno gironzolato per "Time Square", per i cantieri abbandonati, lungo le strade con le scritte in cinese e qualcuna in italiano, tra uomini e donne con gli occhi a mandorla che vanno e vengono senza soluzione di continuità. «C'è chi è rimasto affascinato da quel pezzo di territorio che mostra senza nascondere nulla tutte le problematicità delle quali soffre - afferma Balestri - c'è invece chi ha avuto quasi un moto di repulsione verso degrado, confusione e decadenza. Le impressione dei ragazzi si sono comunque riversate - conclude l'architetto - negli elaborati con maggiori o minori aperture dei nuclei abitativi verso l'esterno».

Ecco chi sono i 40 futuri architetti: Matteo Angeluccio, Maddalena Barbieri, Eleonora Branchini, Chiara Cacciuolo, Umberto Carignani, Francesco Cartacci, Lorenza Cipriani, Agnese Civeli, Flaminia D'Aria, Mirco Donati, Leonardo Mancini, Paoa Baldassarri, Simone Camboni, Clarissa Carbonari, Chiara Corso, Cristiano Bassi, Laura Benini, Samuele Del Panta, Arianna Fusi, Laura Battista, Elia Bellandi, Chiara Borgherini, Eleonora Caldelli, Francesco Diamanti, Iuri Barbagli, Mariapia Basile, Francesco Berni, Virginia Ceccanti, Elena Cecchi, Giulia Ceccarini, Camilla Di Biase.

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