Il Tirreno

Prato

Rovi, vetri rotti e quella bestemmia sul muro Villa Massai abbandonata da 18 anni

di Ilenia Reali e Luana Cecchi
Rovi, vetri rotti e quella bestemmia sul muro Villa Massai abbandonata da 18 anni

L’ultimo erede della famiglia doveva lasciarla alla parrocchia per realizzare un Centro per i giovani ma all’improvviso spuntò un testamento per la Misericordia di Roma che non se ne è mai occupata

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PRATO. Era una villa bellissima. Le sale erano affrescate e nel giardino, con una fontana ricavata nel sasso e alcuni grandi cedri del Libano, si organizzavano feste e matrimoni. Il bosco della proprietà si estende fino alla tomba di Curzio Malaparte. Una terrazza naturale sopra Figline, fresca anche in estate, e dove per anni è andato a trascorrere l'estate anche il senatore Bisori con la famiglia.Oggi villa Massai, vista da lontano ha mantenuto ancora la sua bellezza, ma basta svoltare per la strada che porta al borgo di Vainella che si scopre che sul poggio che guarda la frazione pratese tutto è abbandonato ormai da molti anni.

dalontano

(La villa vista dalla strada che porta a Figline)

Rovi robusti hanno avvolto la dependance, in pietra e con gli smerli come se fosse un castello. Le scale che portano al corpo centrale sono piene di ortiche e le vespe hanno scelto i buchi tra le pietre come loro nido.

dodici

(Villa Massai in stato di abbandono)

Non va meglio quando ci si avvicina, spostando i cespugli che soffocano gli oleandri simbolo dell'antica cura degli spazi verdi, alla villa vera e propria. Uno dei grandi alberi è stato tagliato, il tronco trasformato in enormi ruote di legno è ancora buttato in terra sul piazzale come rifugio di insetti e animaletti. Dietro l'acqua riesce ancora a sgorgare nella fontana ricavata nella roccia nascosta dai rampicanti e in una sorta di giardino d'inverno si intravede ancora il forno dove si preparavano i cibi per i banchetti.

dependance

(La dependance della villa, attigua all'ingresso)

Sul muro di cinta qualcuno ha scritto una bestemmia.

Non sarebbe piaciuta quella scritta a Giorgio Massai, ultimo erede della famiglia proprietaria della villa , che voleva lasciare tutto alla parrocchia e a don Giuseppe Billi e che all'ultimo momento ha cambiato le sue volontà lasciando tutti i suoi beni alla Misericordia di San Giovanni Decollato a Roma.

"Un testamento - dice don Billi - inaspettato visto che Massai più volte aveva parlato di lasciare la villa alla parrocchia tanto che era già stato scritto un testamento. Volontà cambiate, lui negli ultimi anni della sua vita era diventato il presidente dell'Arciconfraternita romana, ma che avevano conservato la richiesta di trasformare entro dieci anni la villa in un centro per la gioventù cattolica. Una volontà, che è evidente, Giorgio Massai è morto nel 1996, non è stata rispettata".

E infatti dalla morte di Giorgio Massai la Misericordia non si è più occupata dell'immobile di Prato lasciando che pian piano il tempo e l'abbandono rovinassero questa bella villa che per un periodo era stata affittata per organizzare appunto feste e cerimonie. Più volte don Billi ha provato a sollevare l'attenzione su questo immobile e qualche anno fa, quando era ancora in vita monsignor Eligio Francioni (vicario generale della Diocesi), ci furono anche incontri a cui partecipò anche il canonico Daniele Scaccini. "Partecipai per illustrare qual era la situazione ma non fu deciso niente. E non so se le cose sono andate avanti. Mi sento di dire che ancora non ci sono posizioni ufficiali", riferisce.

Oggi il caso è passato al nuovo consiglio di amministrazione della Diocesi.

E per ora non è certo che si sia preso a mano la questione anche se in paese si dice che l’immobile potrebbe presto essere recuperato. "Si potrebbe cercare di rivendicare la proprietà della villa", butta lì don Billi. La sensazione è però quella che la Curia di Prato e la Misericordia romana vogliano collaborare per recuperare e valorizzare l’immobile.

LA STORIA DELLA FAMIGLIA MASSAI

famiglia

(Arturo Massai con la moglie e con due dei tre figli)

Arturo Massai, di professione medico, fotografo dilettante, nasce a Prato nel 1876, si laurea in medicina e chirurgia nel 1898; frequenta corsi di perfezionamento a Vienna, Berlino e Parigi. Dal matrimonio con Ofelia Fineschi nascono Vera, Giorgio e Marco. Nel 1905 pubblicizza sulla stampa locale il suo "Gabinetto speciale per le Malattie Nervose", completo di "Elettroterapia", che ha sede in piazza Santa Maria Novella a Firenze.

Nel 1906, presso l'abitazione in Piazza Ciardi a Prato, apre un Gabinetto di terapia fisica e radiologia dove riceve tutti i giorni; presta anche consultazioni gratuite una volta la settimana presso la Farmacia Livi in Piazza del Duomo. Allo scoppio della Guerra, nel 1915, si arruola volontario; trascorrerà due anni al fronte, impegnato in prima linea come Capitano Medico. Rientra a Prato nel 1917, decorato al valore e invalido di guerra. Nel 1020 è fra i fondatori del Fascio Pratese e partecipa alla marcia su Roma. Fa parte della prima amministrazione comunale fascista.

Del Comune di Prato. Dei tre figli le notizie raccolte non sono molte, il patrimonio fu sicuramente dilapidato, Marco, si fece dare la sua parte di patrimonio e aprì un albergo in Abruzzo, presto lo dovette chiudere per fallimento. Nella II guerra, sia Giorgio che Marco sono stati aviatori ma vivevano a Roma. Vera era conosciuta per il suo impegno nella Croce Rossa. Giorgio, rimasto solo, visse per diversi anni a Prato, dalla famiglia di Beatrice Fineschi, parenti da parte della madre. I tre fratelli non avevano eredi.

- Per le informazioni sulla famiglia hanno collaborato Vittorugo Risaliti e Roberto Poccianti -

 

interno

fontana

scale

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