Finanza
«Noi architetti-esploratori per capire quello che c’è”
Il professor Valerio Barberis spiega l’approccio del laboratorio universitario sul Macrolotto Zero: “Dal basso, per riprogettare senza stravolgere”
PRATO. Scartati gli approcci artistici, fotografici, antropologici, urbanistici, resta quello “dal basso” (nel linguaggio degli architetti bottom up): che non vuole stravolgere le funzioni, abbattere e ferire l’esistente ma guardare quel che c’è e ricreare, rimodulare «in un parola progettare - spiega Valerio Barberis, assessore, in questa occasione nella veste di professore - ma capendo quel che c’è già».
Un “approccio” da geografi, quasi da esploratori, quello che Barberis ha suggerito ai suoi studenti per ripensare e rendere più “leggera” la densità del Macrolotto Zero: «Ma non è altro - continua - che quello che l’Università dovrebbe fare sempre: affidare ai giovani ricerche su temi plausibili in modo che i progetti possano essere realizzabili». Magari anche a costi contenuti. Netto l’architetto-professor sul Macrolotto Zero: «Un luogo affascinante che non è la Chinatown perché resta particolare al di là di chi vi abita e che ha bisogno - conclude - di una sola grande cosa: la creazione di spazi pubblici, aumentando funzioni e complessità». E non è un paradosso.(c.o.)
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