Gioco
Colpo nella basilica delle Carceri, dalle telecamere la soluzione del furto
Dopo il colpo di mercoledì 6 agosto si cercano indizi per trovare il responsabile. La pisside d’argento rivenduta potrebbe fruttare poche decine di euro
PRATO. Un altro furto sacrilego dopo quallo di pochi giorni fa nella chiesa del vecchio ospedale. Al momento non si ha nessuna notizia degli oggetti sacri rubati mercoledì 6 agosto dalla basilica di Santa Maria delle Carceri. La pisside ed il piccolo vaso adibito a purificatoio non sono stati trovati, così come ancora non si conosce l’identità di chi ha commesso l’atto sacrilego. Ma il ladro potrebbe essere rintracciato grazie alle telecamere: una si trova in piazza delle Carceri, l’altra sul lampione all’inizio di viale Piave. Non solo, anche la Basilica è dotata di un impianto esterno di videosorveglianza.
La speranza è che la telecamera posizionata sopra l’ingresso della casa canonica possa aver ripreso il malfattore mentre usciva dalla chiesa. Carlo Faggi, operatore pastorale della parrocchia, ha chiesto di poter prendere visione della registrazione anche se c’è da capire se l’occhio elettronico è riuscito a inquadrare l’uscita della porta di accesso laterale dell’edificio religioso, quella che si affaccia sulla piazza. «La telecamera in questione che può risultarci utile – spiega Faggi – venne messa per i vandali che scrivevano sui muri della Basilica. E sortì l’effetto desiderato dato che quanti spendevano il loro tempo ad imbrattare la parete hanno smesso. Essendo puntata in direzione del muro non so se riesce a riprendere pure la porta. Ora aspetto di poter vedere le immagini».
Si pensa, infatti, che il ladro sia uscito da quel lato, l’indizio è una macchia d’acqua per terra. Il furto è avvenuto in pochissimi minuti, al termine di una messa funebre. Don Giustino terminato il rito religioso ha accompagnato il defunto al cimitero. In chiesa è rimasto don Andrea che, una volta finite le esequie, si appresta a sistemare la chiesa.
“Ho preso il cero pasquale che viene messo accanto al defunto durante la messa funebre, per rimetterlo vicino al fonte battesimale – racconta don Andrea - Da lì sono andato in sacrestia a riporre un libretto. Operazioni che possono essere durate al massimo tre o quattro minuti, non di più. Rientro in chiesa e voltandomi verso il tabernacolo vedo la porta aperta e noto che la pisside è stata trafugata”. “La chiave era nella toppa – aggiunge don Giustino – sarebbe stata tolta dopo. Mai avremmo immaginato che in un lasso di tempo così breve potesse accadere una cosa del genere. In otto anni che sono qui, non era mai successo un gesto del genere. Il ladro ha rubato la pisside e il purificatoio con una velocità inaudita”.
Le ostie, come detto, sono state ritrovate nella rientranza di un fondo della centrale via Cairoli. Una donna le ha viste, ne ha prese alcune e le ha portate con se. E’ andata in Duomo per confessarsi e le ha mostrate al sacerdote, don Guglielmo Pozzi, che le ha chiesto dove le avesse trovate. La donna ha indicato il luogo dicendo al prete che c’erano altre particole. Così don Pozzi si è recato sul posto per recuperare tutte le ostie che il ladro ha gettato via mentre scappava. Essendo la pisside in argento (dorata solamente all’interno) venderla vorrebbe dire ricaverne poche decine di euro. Questo secondo la stima approssimativa fatta da un compro oro del centro dato che andrebbe saputo il peso dell'oggetto. E difficile è poter smerciare un arredo sacro.
Nel negozio dove siamo stati all’interno ci sono due telecamere, viene chiesto un documento al soggetto che intende vendere oggetti preziosi. Quindi, il ladro che volesse disfarsi della refurtiva verrebbe immediatamente smascherato. Tra l’altro quanto venduto deve restare per dieci giorni nella cassaforte del negozio e tutto deve essere fotografato. La pisside rubata è stata realizzata una ventina di anni fa, il suo valore più che per il materiale utilizzato è nella sua lavorazione artistica. In basilica si trova un altro contenitore simile, fatto proprio su modello di quello trafugato. Quest’ultimo ha circa dieci anni. Don Giustino e don Andrea, intanto, fanno sapere che al ritorno del parroco, monsignor Carlo Stancari, verrà celebrata una messa di riparazione per quanto commesso.
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