Il Tirreno

Prato

La Natività parla pratese in ogni anfratto

di Ilenia Reali
La Natività parla pratese in ogni anfratto

La Piacenti non è sola a Betlemme. Nel restauro della basilica sono state coinvolte altre aziende dell’area metropolitana. C'è chi ha realizzato gli infissi, chi la lana del tetto e chi le stoffe della mangiatoia

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PRATO. C’è tanto Prato e dintorni nel restauro della Basilica della Natività. Eccellenza del resto chiama eccellenza e con la vincita della gara della pratese Piacenti spa non sono mancate le collaborazioni con altre aziende del territorio. Da mesi ormai tanti professionisti e lavoratori specializzati stanno facendo la spola tra l'area metropolitana e la Terra Santa.

(Giammarco Piacenti sul tetto della Basilica di Betlemme)

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E quando la chiesa - che si erge sulla grotta dove Gesù venne alla luce - tra centinaia di anni sarà protagonista di un nuovo restauro il nome della nostra città non sarà dimenticato. E proprio come ora i restauratori stanno dando un luogo di origine a tutti i materiali utilizzati, poi tra tra i luoghi del cuore della Basilica della Natività ci sarà anche Prato.

(Una parte dello staff pratese a Betlemme)

gruppo

Prato è tessile. L'eccellenza pratese non poteva mancare a Betlemme. E infatti Prato ha portato in Basilica la sua materia prima e la sua lavorazione doc, quella che ha nel dna: la lana e le stoffe. A Betlemme ci sono già la lana di pecora isolante di “Isolana” e le stoffe con cui sarà abbellita la mangiatoia di Decobel di Montemurlo. La lana di pecora è stata sistemata tra le lastre di piombo e la copertura in legno. L’obiettivo è garantire prestazioni termiche per gli sbalzi di temperatura, isolamente acustico e resistenza all’umidità.

(Alessandro Martini di Isolana con  Piacenti e la lana di pecora come quella con cui è rivestita la basilica)

melani

“La Isolana Systems – riferisce Alessandro Martini, uno dei titolari dell'azienda pratese – è nata circa 15 anni fa con l’obiettivo di cercare e utilizzare lana di pecora scartata dal processo tessile per essere riutilizzata nel campo dell’edilizia. Siamo stati i primi a farlo in Italia. All’epoca era un’esperienza solo tedesca. Lo scopo era fornire all’edilizia un materiale naturale ma con ottime prestazioni. Un prodotto tra l’altro selezionato tra quello che la filiera tessile non riteneva utilizzabile, quindi di scarto. L’idea è stata dell’architetto Franco Martini e di alcune realtà imprenditoriali della Valdibisenzio”. L’azienda pratese ha inviato a Betlemme circa 2mila metri quadrati di lana di pecora.I campioni di stoffa di Decobel sono già nelle mani dei francescani che dovranno scegliere quale tra le stoffe, dei broccati ma altamente innovativi e ignifughi, possano essere indicati per la mangiatoia. “Il rischio di incendi, con tutte le candele - mette in evidenza Giammarco Piacenti – è molto alto e, dopo un piccolo incendio, ci siamo sentiti di suggerire la possibilità di cambiare le stoffe. I francescani hanno dato il loro assenso e noi speriamo che anche gli ortodossi decidano allo stesso modo per le parti della basilica di loro competenza”.

Non appena i frati si saranno orientati, il personale della Decobel andrà a Betlemme per capire quali sono tutte le esigenze della Basilica.

Tessile ma anche legno. Tra le aziende che stanno collaborando per il restauro della Basilica c'è anche un'azienda quarratina, la Peruzzi Infissi. “Falegnami da cinque generazioni” , racconta David Peruzzi che, insieme al fratello Leonardo, ha consegnato a Piacenti quaranta finestre da montare alla Natività. “Si tratta di infissi in frassino realizzati su disegno di Piacenti e praticamente uguali agli esistenti. Abbiamo scelto il frassino perché è un legno che si trova qui e a Betlemme. L'alternativa era il Cedro del Libano ma sarebbe stato un legno troppo morbido”.

Peruzzi infissi non è nuovo a lavori di questo tipo. A Roma l'azienda ha realizzato gli infissi per il convento dei francescani. “Siamo una famiglia di Geppetto dal 1900”, scherza David raccontando della lunga storia dell'azienda di famiglia e del suo bisnonno che a fine Ottocento andava a imparare il mestiere a Pistoia.

E sempre rimanendo in tema di legno, ci sono altri pratesi che a Betlemme non hanno portato prodotti ma la loro professionalità. Maurizio Martinelli, Massimo Mannucci e Paolo Lavisci sono i “medici” del legno o, come si diverte a chiamarli Piacenti, “i signori Tarlo”. «Abbiamo fatto una parte di diagnosi delle strutture del legno - spiega Mannucci - e ricontrollato tutte le strutture della coperture alla ricerca delle parti lesionate. Poi sulla base di questa di questo diagnosi abbiamo lavorato alla progettazione per la riparazione”.

(Massimo Mannucci mentre esegue le diagnosi sul legno delle capriate)

tarlo

Tra i collaboratori non si può omettere di parlare di un altro pratese doc, Luca Saccenti, titolare della storica azienda edile di famiglia a cui è toccato il delicato compito di montare i ponteggi forniti da un altro toscano, Marco Calvelli di Firenze rivenditore della Pilosio, società di eccellenza per la progettazione dei ponteggi speciali. Manca tra le imprese da citare un'altra toscana, la B.Green di Livorno di Sergio Tobia che ha avuto uno dei compiti più delicati, quello del montaggio delle lastre in piombo del tetto. Un lavoro che sta facendo proprio in questi giorni caldi per la Terra Santa.

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