Attenzione
Caso Sasch, la verità dell'ex presidente del collegio sindacale
Il commercialista Annibale Viscomi si difende e chiama in causa gli appartenenti all’organizzazione religiosa Opus Dei. "Contro di me manovre poco chiare"
PRATO. Dice di avere la coscienza tranquilla, Annibale Viscomi, commercialista ex presidente del collegio sindacale del gruppo Sasch, per il quale la Procura di Prato ha richiesto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta, insieme ad altri (a partire dall'ex presidente del gruppo Roberto Cenni) con l'accusa di aver concorso a provocare il dissesto e quindi il fallimento della società. Un'operazione condotta attraverso "gravissime irregolarità di tipo contabile e falsificando ripetutamente e sistematicamente i bilanci societari". Accuse che il commercialista, che ha organizzato un incontro con la stampa nel suo studio di viale della Repubblica, respinge in toto. Non solo: Viscomi parte anche al contrattacco, come aveva già fatto due anni fa con una corposa memoria presentata alla Procura, lanciando accuse nei confronti di chi avrebbe operato in maniera poco corretta coinvolgendolo in vicende a lui estranee. Nell’esposto, di cui Viscomi dichiara di non aver saputo più nulla («Eppure, se le mie erano calunnie, perché non sono stato denunciato?») si segnalavano «abuso di potere, falso ideologico e occultazione di documenti con gravi danni alla massa dei creditori».
Nella convinzione che dietro al suo coinvolgimento ci siano «manovre poco chiare» portate avanti da professionisti e da magistrati del tribunale di Prato, il commercialista ha annunciato l'intenzione di inviare tutto il materiale raccolto in questi anni alla Procura di Genova, al Csm e al ministro della Giustizia. Viscomi parla apertamente di persone che, «unite dall'appartenenza all'Opus Dei», si sono reciprocamente spalleggiate e hanno operato per danneggiarlo.
«Nella vicenda del gruppo Sasch - afferma Viscomi - c'era qualche "inetto" azionista/amministratore e un principale dirigente che, al fine di occultare le proprie responsabilità - nell'ipotesi in cui fossero accertati comportamenti di "mala gestio" e forse dietro suggerimento dei propri legali - hanno inteso trasferire in parte al Collegio Sindacale, ed in particolare al presidente Annibale Viscomi, attribuendo a quest'ultimo anche funzioni mai espletate». Due i punti salienti dell'esposizione dell'ex presidente del collegio sindacale, incarico ricoperto per una quindicina di anni fino al 2009. Primo punto. Riguardo alle contestazioni penali che gli vengono mosse Viscomi si sofferma su un aspetto: «Fino al 2009 al collegio sindacale non risultava niente di irregolare. Né crediti non riscossi, né revoche di affidamenti, né mancati pagamenti degli stipendi o dei contributi. Nessuno mi ha mai informato di nulla. Se i bilanci sono stati manipolati con furbizia sono rammaricato sia per il rapporto personale intercorso con le famiglie Cenni e Giovannelli sia in qualità di presidente del collegio sindacale. Ogni qual volta mi è stato segnato qualche comportamento non consono mi sono prontamente attivato come quando nell'aprile 2010 il responsabile dei negozi Sasch della Puglia mi segnalò ricevute bancarie con importi superiori alle merci acquistate. Andai a chiedere chiarimenti a Mario Pacetti, responsabile amministrativo del gruppo, e Roberto Cenni che mi risposero che si trattava soltanto di un errore del centro meccanografico».
Ma di episodi simili, comprese presunte anomalie nella gestione della procedura fallimentare, Viscomi nella sua corposa documentazione ne menziona altri. Come la vendita da parte di Roberto Cenni ad un acquirente russo della villa di Forte dei Marmi, segnalata come operazione sospetta alla Banca d’Italia. L’immobile in seguito venne sottoposto a sequestro.Secondo punto. Su quale fine abbiano fatto le decine di milioni di euro che mancano all’appello l’ex presidente del Collegio sindacale allarga le braccia: «Non ne so nulla nel modo più assoluto».
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