Sicurezza
«Il panico dei genitori ha contagiato anche i figli»
Il padre a un conoscente: «C’è il demonio. Verifica anche tu, prendi le chiavi» Dimessa la figlia maggiore che è passata da casa: «Adesso sto un po’ meglio»
PRATO. Un pappagallino fa la spola tra gli alberi di viale Galilei e la casa della famiglia ricoverata in ospedale dopo aver detto che, nel loro appartamento, un bell’alloggio al primo piano con giardino e terrazza, c’era il demonio. La gabbia è aperta e l’uccellino, probabilmente, aspetta di capire se qualcuno tornerà a dargli da mangiare. Porte e finestre sono sprangate e solo nella tarda mattinata di ieri una saracinesca è stata alzata per qualche minuto. Il tempo di consentire a una delle figlie, la maggiore, l’unica dimessa dall’ospedale, di prendere un po’ di cose. “Sto meglio. Va un po’ meglio”, si è limitata a rispondere timida ed educata. Indosso una canottiera rosa e le braccia pulite, senza alcuna bruciatura o escoriazione come invece era stato detto. Anche per il fratello è emerso che i segni che ha sulle braccia, quasi una sbucciatura, è una semplice - lieve - eruzione cutanea.
Le spiegazioni sono poche. Perché, qui dove la famiglia abita non hanno dubbi, erano «Persone normali. Normalissime. Sono anni che abitano qui e non abbiamo mai visto niente di strano». Poi la situazione è precipitata in poche settimane. Se prima era tutto normale, nessun accenno di patologie neurologiche, da un mese a questa parte il padre aveva cominciato a raccontare di strane cose che accadevano nel suo appartamento.
Martedì, primo atto del dramma. «Ero qui davanti alla banca», racconta Fabrizio Scalise, guardia giurata di un istituto di credito «quando il padre si è fermato a parlare con me».
«Era agitato e impaurito - continua il racconto - e ha preso a dirmi che la sera chiudeva gli armadi e li ritrovava aperti, che il suo letto non voleva star fermo e che ai vetri delle finestre compariva una scritta, una “s”. “Lo so che non mi credi” mi ha detto “ma se vuoi ti dò le chiavi e vai a verificare di persona. Io non ci torno in casa, io vado a dormire in macchina». Qualche minuto di conversazione che ha lasciato Scalise di stucco ma che ancora non faceva presagire cosa sarebbe accaduto.
Il marciapiede si è riempito di sacchi. Bruno Cristopher Vescio è un’altra guardia giurata. E anche lui è testimone di comportamenti strani. «Qualche giorno fa sono apparsi una ventina di sacchi della spazzatura sul marciapiede. Pareva che dentro ci fossero cose da trasloco. Vestiti, pentole... », riferisce la guardia. «Stavo guardando quando è arrivato il padre - continua il racconto - e mi ha detto: “controlla che non rubino niente. Io vado in ospedale, i miei figli non stanno bene”. Era agitato, mi è passato davanti come una scheggia».
Ormai la voce di queste strane presenze in casa della famiglia, originaria dell’Albania ma da anni qui a Prato e soprattutto - per tutti, proprio tutti - perfettamente integrata si era sparsa. I vicini raccontano di aver saputo che due parroci (si tratta di don Nedo Mannucci e dell’esorcista Guglielmo Pozzi) erano stati a benedire l’appartamento ma soprattutto cominciavano a notare questo gran via vai, quell’agitazione che ha portato i genitori pià volte all’ospedale e in Curia per chiedere aiuto. Qualunque tipo di aiuto fino al ricoverno nel reparto di psichiatria di tutti e cinque. Tutti terrorizzati tanto da essere ormai incapaci anche di aprire un cassetto in quella casa dove, per loro, non c’erano dubbi: c’era il demonio.
I figli stanno meglio, il minore è in una struttura. Nel tardo pomeriggio di ieri, dopo la sorella più grande, è stato dimesso anche il ragazzo che si trova ospite di una struttura di accoglienza. Una scelta dovuta al fatto che i genitori sono ancora ricoverati e che, a causa del ricovero coatto, hanno perso provvisoriamente la patria potestà. «E’ un iter normale in questi casi - spiega Marco Armellini - coordinatore del servizio di psichiatria dell’Asl - e non è una decisione definitiva. Nel frattempo si sono comunque fatti avanti anche parenti della famiglia e c’è un forte interessamento della comunità albanese”.
Nella giornata di oggi è probabile venga dimessa anche la terza figlia.
«E’ una crisi di panico». «E’ assai probabile che si tratti di una grave crisi di panico - spiega Armellini - causata dal fatto che i genitori sono andati in tilt, non si sa ancora bene chi per primo. E’ un po’ come quando al cinema dicono che c’è una bomba e la gente si fa del male schiacciandosi per scappare. Si perde la capacità critica di valutare la situazione. Non è un caso che i ragazzi si siano ripresi prima dei genitori».
Il padre aveva problemi di lavoro. L’uomo aveva problemi di lavoro, l’azienda edile per cui lavorava aveva chiuso e si stavano creando problemi di tipo economico. “E’ possibile - sostiene Armellini - che questo si sia accumulato su una situazione di fragilità. E si sia creata la convinzione di essere perseguitati dal qualcosa di paranormale».
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