Il Tirreno

Prato

Rissa di via Filzi, la versione cinese: «Noi ci siamo solo difesi»

di Malia Zheng
Rissa di via Filzi, la versione cinese: «Noi ci siamo solo difesi»

La testimonianza di un sedicenne che era al ristorante Wang Chao di Prato col padre: «Un orientale è stato colpito al volto, e non eravamo trenta contro dieci»

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PRATO. Nella rissa avvenuta nella notte tra sabato 26 e domenica 27 luglio tra italiani e cinesi in via Filzi è rimasto coinvolto anche Andrea, un cinese di 16 anni, residente a Viareggio, che era al ristorante Wang Chao insieme al padre. Ecco la sua versione dei fatti, molto diversa da quella “ufficiale”.

Che cosa è successo? Come è nata la rissa?

«Uno che era a festeggiare con noi nel ristorante, nel tentativo di uscire dal parcheggio è sceso dalla macchina per controllare che non avesse urtato quelle a fianco. Un signore arrabbiato, forse il proprietario, ha iniziato ad accusare l'uomo al volante, il tempo di uno schiocco di dita, gli ha dato sei pugni in faccia, mettendolo ko. Il tutto visto dall’amico seduto sul lato passeggero che ha subito chiamato mio padre. Così mio babbo mi ha chiesto di uscire con lui per tradurre e fare da mediatore. Con noi sono usciti altre tre persone nell'intento di capire cosa realmente fosse successo». Una volta fuori, dice Andrea, il padre avrebbe cercato di parlare con il signore arrabbiato, ma quello lo avrebbe spintonato.

Ma chi è stato il primo ad alzare le mani?

«Non i cinesi. Dopo che il signore ha spinto mio babbo, per difenderlo e per non peggiorare le cose, ho cercato di allontanarli e di dividerli. Poi ho visto un signore, forse marocchino, spuntato dal nulla che veniva verso mio padre e allora mi sono messo in mezzo per difenderlo, ma mi ha preso e schiantato sulla macchina ferendomi. Subito dopo ha ripreso ad attaccare mio padre. Ho cercato di rialzarmi e rientrare nel mezzo, ma un italiano ha fatto la rincorsa e mi ha colpito da dietro, all'altezza della cervicale».

E poi cosa è successo?

«Con i colpi che ho subito mi hanno rotto gli occhiali e non ci vedevo più. Quando poi sono arrivati i soccorsi mi hanno messo dentro l'ambulanza e quel che è successo dopo mi è stato raccontato. Mi hanno detto che alcuni italiani sono scappati dentro la palazzina e che non è vero che il portone d'ingresso è stato rotto dai cinesi, ma era già rotto. Noi non abbiamo alzato le mani per primi, ci siamo difesi. Oltre al fatto che hanno confermato che la macchina non è stata minimamente sfiorata dal conducente cinese.

Ma è vero che eravate in 30 contro pochi?

«No. I primi ad uscire siamo stati io, mio babbo e altre due o tre persone. Poi gli altri curiosi sono usciti ma saremo stati in tutto una decina come gli italiani».

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