Il Tirreno

Prato

Crac Sasch, chiesto il giudizio per Cenni

di Paolo Nencioni

Bancarotta e truffa le accuse a vario titolo per 17 indagati. Buco di 141 milioni. Le tracce portano in Russia e a Hong Kong

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PRATO. La bancarotta, secondo la Procura, c'è stata ed è stata grossa, ma i soldi non si trovano. E' questo l'esito dell'inchiesta sul crac del Gruppo Sasch, fallito nel 2010 sotto il peso di debiti per oltre cento milioni di euro. In questi giorni il sostituto procuratore Eligio Paolini ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Roberto Cenni, del figlio Giacomo, dei soci storici Giuseppe e Gianluca Giovannelli, del commercialista Annibale Viscomi, del commercialista Michele Tardi e di altri undici tra soci, amministratori e sindaci revisori della galassia Sasch. Le accuse, a vario titolo, sono di bancarotta fraudolenta impropria, truffa aggravata alle banche, evasione fiscale, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’inchiesta condotta dal sostituto Paolini, ora trasferito a Firenze, è andata avanti almeno tre anni e si è incrociata con l’avventura politica di Roberto Cenni, eletto sindaco per il centrodestra nell’estate del 2009 mentre le sue società stavano naufragando. La Procura ipotizza che lo stato di “insolvenza prefallimentare” di Sasch e della holding Go-Fin fosse precedente alla decisione di Cenni di scendere in politica. Lo proverebbe l’andamento del deficit patrimoniale delle singole società, accertato dai curatori fallimentari, che peggiora inesorabilmente dal 2007 al 2010. La sola Sasch Spa presenta un deficit di 2,5 milioni nel 2007, 12,5 milioni nel 2008, 30 milioni nel 2009, 47 milioni nel 2010. Complessivamente, per tutto il gruppo, si parla di un deficit patrimoniale di 141 milioni nel 2010, che ha provocato uno stillicidio di fallimenti, uno dopo l’altro.

Una vicenda dove sembra esserci un protagonista e tanti comprimari. Il protagonista, non solo perché è stato per cinque anni sindaco di Prato, ma anche per il ruolo imprenditoriale che emerge dagli atti, è indiscutibilmente Roberto Cenni. Gli altri, soci, parenti, amici e nemici, gli ruotano intorno, compresi i soci della famiglia Giovannelli, che arriveranno ad assumere investigatori privati per capire che cosa è successo, visto che il cerino, in gran parte è rimasto nelle loro mani.

Di che cosa è accusato dunque Cenni insieme al cognato Antonio Rosati, a Gianluca Giovannelli, Mario Pacetti e Annibale Viscomi, tanto per stare al capitolo della Sasch spa? Di «gravissime irregolarità di tipo contabile», di aver falsificato «ripetutamente e sistematicamente i bilanci societari» per occultare lo stato di dissesto e rinviare il fallimento, il tutto ai danni dei creditori. Un danno, sempre per la sola Sasch, che oscilla tra i 53 milioni della perizia del professor Bianchi e i 92 milioni ammessa dal giudice delegato al fallimento Go-Fin.

Il disperato tentativo di un imprenditore di tirare avanti per salvare l’azienda oppure un piano deciso a tavolino per far sparire i soldi? La Procura propende per la seconda ipotesi, perché i creditori non sono stati pagati e i soldi, appunto, non si trovano.

Solo tracce, indizi, piste che spesso finiscono in vicolo cieco. Come l’avventura russa che finisce apparentemente in un bagno di sangue che ricorda quello di Napoleone. Sasch spedisce capi d’abbigliamento in più tranche per oltre 26 milioni di euro a società riconducibili ai coniugi Roman Klimenkov e Jaanika Magi Klimenkova (Russia, Estonia, Ucraina) e perde tutto. Perché Sasch ha continuato a fornire merce senza essere pagata? L’ipotesi della Procura è che ci sia stato un accordo tra italiani e russi per spartirsi al nero i proventi delle vendite. Su questo misterioso Klimenkov è stata raccolta la voce che abbia buoni contatti con la criminalità organizzata. Di fatto quando la Procura invia una rogatoria in Russia per avere un quadro dei suoi interessi economici, si sente rispondere che non esiste un’anagrafe delle società e il sostituto Paolini capisce che da Mosca non vogliono collaborare.

Collaboreranno forse, ma non lo hanno ancora fatto, le autorità di Hong Kong, dove portano le tracce di un altro rivolo della fortuna dissipata della Sasch: 6,3 milioni di euro che secondo la Procura sono stati pagati dalla Sasch per l’acquisto di marchi e attraverso un complicato gioco di specchi sono transitate da società con sede in Irlanda, Svizzera e Lussemburgo prima di finire su conti riconducibili alla famiglia Cenni.

Tutte le carte ora sono sulla scrivania del giudice per le indagini preliminari e gli avvocati dei 17 per cui si chiede il processo (tra cui Manuele Ciappi, Gabriele Zanobini, Alberto Rocca, Nicola Badiani e Gaetano Berni) sono pronti a dare battaglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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