La manifestazione
«Accuse da provare, non basta enunciarle»
La difesa dell’ex sindaco: non siamo la Banda Bassotti e i soldi della villa li ho messi nel fallimento
PRATO. «Certe verità vanno provate, non solo enunciate». Roberto Cenni sembra pronto a difendersi accanitamente in Tribunale, se il giudice deciderà di rinviarlo a giudizio. L’ex sindaco commenta a caldo la notizia della richiesta di processo avanzata dalla Procura e ribatte colpo su colpo. «In questi anni - dice - sono state fatte affermazioni gravi su di me, io ho mantenuto sempre la mia serenità e voglio che a decidere sia il Tribunale. D’altronde, se fossimo stati davvero una Banda Bassotti, avremmo finanziato le aziende fino all’ultima lira? Saremmo stati in prima fila come famiglia?».
Si dice che i suoi soci storici, la famiglia Giovannelli, ora abbiano il dente avvelenato nei suoi confronti perché si sono sentiti messi in mezzo. «Non saprei - risponde Cenni - Queste sono cose che vanno chieste a loro. Dico solo che tutti sapevano tutto nel gruppo Sasch, non si può affermare che qualcuno abbia fatto qualcosa all’insaputa degli altri. Sono molto grato ai Giovannelli, con loro ho avuto sempre ottimi rapporti e ho condiviso 40 anni di attività imprenditoriale».
Su un paio di contestazioni Cenni scende anche nel merito. La prima è che alcuni milioni di euro siano finiti a Hong Kong dopo una serie di passaggi intermedi e lì se ne siano perse le tracce. «Ho sentito, sì, ma anche questo dovranno provarlo, non è vero». La seconda è la questione della villa di Forte dei Marmi venduta a un russo. La Procura ha sospettato che l’acquirente potesse essere legato al socio russo di Cenni, Roman Klimenkov, ma l’ex sindaco smentice: «Non è in alcun modo legato, e i soldi sono finiti nel fallimento». Col senno di poi, Cenni non sa se essere pentito di essere entrato in politica: «La politica è un mondo irreale ma ormai è fatta, nella realtà non esistono sliding doors».
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