Il Tirreno

Prato

Alice è diventata una potenza

La cooperativa sociale dà lavoro a 250 persone, festeggia i 35 anni e pensa a un “asilo laico”

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PRATO. Erano gli anni delle conquiste dei lavoratori, del nuovo diritto alla famiglia, dell’aborto e della legge Basaglia che smantellava i manicomi. Tanta la voglia di fare e avventurarsi in orizzonti nuovi. Come il campo dei servizi sociali, pianeta sconosciuto per i tempi che correvano. La cooperativa “Alice” ci vide lungo: la loro storia, nata il 29 luglio di 35 anni fa in un garage di piazza Sant’Agostino con il deposito dei primi mezzi attrezzati per disabili, racconta un successo declinato tutto al femminile. Eppure, prima che prevalesse lo stereotipo della donna dedita ai servizi sociali, nel nucleo dei soci fondatori il gentil sesso era in minoranza. Basta scorrerne i nomi: Mara Bernocchi, Lucia Biti, Massimo Zampini, Mauro Bernocchi, Beatrice Casaglieri, Paolo Cecconi (l’ex sindaco di Vernio), Gabriele Ara, Fausta Tolone, Roberto Minardi e Marcello Ciardi. Quest’ultimo era ottico in via Guasti: scelse di tirare giù la saracinesca per lanciarsi nell’avventura di una coop sociale. Più tardi si aggiunse Loredana Dragoni, responsabile del centro antiviolenza “La Nara”, anche lei con un posto stabile come impiegata. Decise di mollare tutto, per inseguire il sogno di un lavoro alternativo e vocato agli altri. La famiglia dei soci piano piano s’allargò e nel 1992 arrivò Gianna Mura, attuale presidente di “Alice”.

«Quando nacque la cooperativa - racconta Gianna - si credeva di poter cambiare il mondo: il sistema delle professioni del sociale non era regolamentato. Armati di buona volontà, ci costruimmo una professionalità, anticipando tanti cambiamenti». Per questi motivi diventa un compleanno speciale quello che oggi festeggia una delle realtà più antiche a Prato nel mondo della cooperazione, con 250 lavoratori e con il 93% di contratti a tempo indeterminato. E’ l’anniversario di chi ha scritto una pagina di storia importante dei servizi sociali di Prato, con lo sguardo sempre proteso al futuro. Tutto cominciò con la Casa di Alice a Schignano che accoglieva i malati psichiatrici fuoriusciti dal manicomio fiorentino di San Salvi. Poi, agli inizi degli anni Ottanta, fu introdotta un’altra novità: l’assistenza domiciliare. Dopo 35 anni le donne di “Alice” (il 90%: anche il consiglio d’amministrazione è tutto composto da donne), tra soci lavoratori (150) e dipendenti (100), sono cresciute: «Nonostante la carenza di risorse e la necessità di affrontare scelte dolorose come il taglio dei servizi educativi all’infanzia (da 9 sono passati a 3 asili nido, uno a Prato, Vaiano e Calenzano ndr) ma riuscendo a ricollocare tutto il personale in esubero, ci piace pensare di essere una risorsa per questo territorio» sottolinea la presidente. La famiglia della coop ”Alice” è dislocata in varie attività: servizi rivolti agli anziani, ai minori, ai disabili, consulenza psico-pedagogica, prima infanzia, persone con disagio mentale, sostegno contro la violenza delle donne, mediazione culturale, ostello al teatro Magnolfi e servizi di sala. E per il futuro? C’è una sfida che stuzzica la coop con sede in via Pistoiese. È allo studio un servizio educativo 0-6 anni che dal 2015 possa comprendere nido e materna negli stessi spazi: un investimento economicamente sostenibile a beneficio di un’educazione laica (senza mandare i figli all’asilo dalle suore).

Maria Lardara

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