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Prato

Rossi: «Chi mangia e dorme nelle confezioni non può stare in Toscana»

Rossi: «Chi mangia e dorme nelle confezioni non può stare in Toscana»

Il presidente della Regione torna a parlare del caso Prato durante un incontro col responsabile della Commissione rifugiati del Consiglio d’Europa

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PRATO. «Credo che bisogna prendere atto con ancora più chiarezza e nettezza che esiste un'emergenza Prato. Non vi nascondo che le vicende del rogo del dicembre dell'anno scorso sono state sconvolgenti, mi hanno spinto ad assumere provvedimenti molto radicali come i 70 ispettori che abbiamo assunto, l'accordo con le Procure» e «per quanto riguarda le competenze della Regione andremo fino in fondo con grande determinazione chiedendo però anche allo Stato di fare di più». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, parlando con i giornalisti, a margine di un incontro con il presidente della Commissione migrazioni, rifugiati e profughi del Consiglio d'Europa, Thierry Mariani, in merito al fenomeno dell'immigrazione cinese a Prato.

«Sono disposto anche a raddoppiare e a dare una mano ai Comuni, qualora ce ne fosse bisogno per quanto riguarda i vigili urbani - ha aggiunto - perché penso che al netto di tutti i ragionamenti delle discussioni che si possono fare sull'illegalità, ci sia un rigo sotto il quale non si può andare». Per Rossi «è bene che se lo ficchino in testa gli imprenditori cinesi, ma anche coloro che affittano i capannoni che sono abitualmente pratesi. Ovvero che in questi laboratori si deve lavorare in sicurezza, vivere e dormire in un'altra parte in sicurezza. È basilare». Secondo Thierry Mariani «Prato è un caso particolare in Europa, perchè, a parte le grandi città europee come Parigi, dove si hanno Chinatown, conta una concentrazione particolare, che rappresenta un'opportunità ed una sfida».

Nel corso dell'incontro con Mariani, spiega una nota, Rossi ha parlato della necessità di una legge nazionale per favorire l'emersione, dell'opportunità di premiare gli imprenditori virtuosi, e della necessità di stabilire per legge un salario minimo per i lavoratori, dicendosi convinto che si debba intervenire con serietà e gradualità, senza «girare la faccia dall'altra parte». Secondo il governatore «siamo all'emergenza umanitaria e sotto il profilo della sicurezza. Non servono spot ma una presenza più assidua e costante. A Palazzo Chigi ci hanno detto che sarebbero tornati a Prato e nel frattempo noi abbiamo fatto accordi con Prefetture e Procure e siamo andati avanti con il nostro progetto».

Rossi ha poi sottolineato che «intendiamo agire con gradualità per legalizzare e bonificare il Macrolotto perchè diventi un colosso legale del tessile, un distretto legale e produttivo come in Toscana ce ne sono tanti. Si deve lavorare in sicurezza e che non si può mangiare e dormire nello stesso posto in cui si lavora. I 74 ispettori della sicurezza che abbiamo assunto servono a verificare che queste condizioni minime ci siano. O su questi punti ci si mette in regola o non si sta in Toscana».

Con questo tweet Thierry Mariani fotografa la situazione di Prato

 

In mattinata Thierry Mariani, che si trova in Italia in vista della preparazione del suo rapporto “Le migrazioni cinesi verso l’Europa-sfide e opportunità” (è anche relatore per il Consiglio d'Europa sull'immigrazione cinese in Europa) aveva incontrato il vice sindaco e assessore alle Politiche per la Cittadinanza Simone Faggi e il prefetto Maria Laura Simonetti.

"Si conferma - dice il vice sindaco Faggi - l'attenzione da parte dell'Europa nei confronti del nostro territorio e della nostra città in particolare. Con Thierry Mariani abbiamo condiviso modalità e analisi in prospettiva europea circa il fenomeno dell'immigrazione, in particolare della comunità cinese, sul territorio europeo".

Durante la visita, organizzata dalla Regione Toscana, Thierry Mariani e il suo staff, hanno visitato il Macrolotto uno, sede di molte fabbriche cinesi, e incontrato in Palazzo comunale le istituzioni e alcune cooperative con le quali hanno approfondito il tema dell'inclusione sociale.

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