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Prato, il Metastasio a rischio fusione con la Pergola?

di Maria Lardara
Prato, il Metastasio a rischio fusione con la Pergola?

In ballo il riconoscimento di “teatro nazionale”, le tante perplessità del direttore organizzativo Massimo Luconi.Per la presidenza le indiscrezione dannno in pole Ambra Giorgi ed Enrico Giardi

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PRATO. Un rompicapo dietro l’altro al Metastasio. O meglio, una delicata fase di transizione è quella che sta vivendo lo Stabile della Toscana. La riforma del Ministero per i teatri di prosa è dietro l’angolo e tra pochi giorni uscirà il decreto con i criteri di assegnazione dei finanziamenti statali (Fus) per lo spettacolo dal vivo. Da assegnare la tranche del 2014 che per il Met s’aggirerà sui 450-460mila euro. E per il 2015? La posta in gioco per ottenere finanziamenti più ghiotti si chiama “teatro nazionale” ed è una partita tutta da giocare sul terreno politico che tocca gli equilibri tra Prato e Firenze. Per traghettare il teatro di via Cairoli verso lidi più ambiziosi, in primis l’etichetta di “teatro nazionale”, è fondamentale una regia politica forte. Anche perché, si sa, ormai quel titolo fa gola anche alla Pergola. Nel frattempo, il consiglio d’amministrazione è scaduto a fine giugno e il presidente uscente Umberto Cecchi è in prorogatio.

Nodo cda. E' tutto rimandato a settembre e sarà tra i primi atti dell'assessore alla cultura Simone Mangani: il rinnovo delle cariche del cda. Intanto nei corridoi del teatro i rumours si rincorrono sui nomi papabili per la poltrona della presidenza. Che è tutto fuorché redditizia (solo il gettone di presenza di 30 euro) ma dà lustro e visibilità. Un posto molto ambito, secondo i bene informati all’interno del teatro. Spuntano anche i nomi di Ambra Giorgi, vicepresidente della Provincia, già presidente della commissione cultura in Regione, ex assessore comunale alla cultura fino al 2003. Nell'ordine delle ipotesi, si vocifera anche il nome di Enrico Giardi, ex consigliere comunale Pd, ex assessore in giunta Romagnoli, già membro del cda del Politeama. La parola, comunque, spetta a Mangani, alle prese anche con altre due presidenze vacanti (Pecci e Museo del Tessuto). «Per il Metastasio il rinnovo delle cariche del cda di competenza del Comune – ribadisce l'assessore - sarà deciso a settembre».

Teatro “metropolitano”? In attesa del testo definitivo del decreto legge, nel quartier generale di via Cairoli si sfodera ogni arma possibile per poter contendere alla Pergola la qualifica di “teatro nazionale”. Se il teatro fiorentino si fa forte dei numeri, la forza di quello pratese risiede nella produttività, mentre le domande per accedere alla categoria di “teatro nazionale” (l’alternativa è quella di “teatro di rilevanza culturale”, una specie di serie B) devono essere inviate entro gennaio 2015.

Ma anche sui numeri il Met non scherza. «Le giornate lavorative di tute le maestranze – spiega il direttore organizzativo Massimo Luconi - devono essere 15mila in un anno e noi ci avviciniamo, idem per le giornate di recite: il decreto provvisorio ne chiede 240 e noi ne facciamo 210». Un’altra voce che circola negli ambienti è quella di un’alleanza Metastasio-Pergola in un’ottica di “teatro metropolitano”. Operazione che rende perplesso Luconi. «Abbiamo la storia e la capacità per poter correre da soli. Con la fusione si rischierebbe di ritrovarsi un ente ingessato e ingestibile». Il campanilismo non c’entra. «Il sistema teatrale in Toscana deve dialogare di più, soprattutto a livello di marketing, a partire da formule di abbonamento congiunto: con i vicini teatri di Firenze e Pistoia ci abbiamo provato più volte». Capitolo contributi: se il Comune manterrà il suo impegno economico verso il Met con un contributo di 1,2 milioni all’anno, i dolori saranno dal 2015 con il venir meno del sostegno della Provincia (150mila euro). Si pensa anche all’eventuale ingresso di un terzo socio, anche privato: tra le realtà corteggiate, anche la Fondazione Cassa di risparmio di Prato.

Il personale. E’ di martedì mattina un colloquio tra i sindacati e l’assessore Mangani: all’ordine del giorno, gli scenari futuri del Met e le ripercussioni occupazionali. «Quasi il 2/3 del personale che lavora in teatro è precario – fa notare Cristina Pierattini (Slc-Cgil) -: in questo momento delicato per il teatro, la nostra richiesta è quella di mantenere il livello occupazionale attuale o di incrementarlo, stabilizzando almeno i lavoratori precari».

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