Sicurezza
C’è una Prato che vince, in Congo. E fa concorrenza ai cinesi
La storia dello studio tecnico Edilprogetti: era in crisi, ma in Africa ha trovato la salvezza e ha aperto quattro cantieri
PRATO. La Repubblica del Congo è stata l'àncora di salvezza dello studio tecnico pratese Edilprogetti di via Bovio. Nel 2012, in piena crisi edilizia, lo studio, che ha un' esperienza ultratrentennale, si è trovato a un bivio: diminuire drasticamente il personale oppure trovare una soluzione che compensasse il calo di lavoro accusato sul mercato italiano.
«Sono stati momenti difficili – spiega Galileo Pacini, uno dei socio fondatori – Avevamo la responsabilità anche di sedici famiglie, tanti erano i tecnici che lavoravano per noi. La soluzione è arrivata all' improvviso e quasi per caso. Un tecnico della Btp che aveva lavorato per noi si era trasferito a Brazzaville, dove ha conosciuto l' imprenditore edile Franco Villarecci, originario di Carrara, che cercava uno studio di progettazione, visto che i fornitori cinesi con cui lavorava non soddisfacevano gli alti standard qualitativi richiesti dal Governo. Ha fatto il nostro nome e abbiamo iniziato una collaborazione che oggi rappresentata la parte più importante del fatturato».
Quattro progetti in fase di realizzazione e uno in via di approvazione, in soli due anni le sorti dello studio sono decisamente cambiate, il personale non è stato ridotto e in prospettiva, se l'attività di progettazione continuerà a crescere, si prevedono anche nuove assunzioni. Non solo, Edilprogetti è riuscito anche a coinvolgere l'indotto pratese, alcuni macchinari da cantiere sono stati acquistati dalla ditta Giacomelli, mentre il materiale elettrico da Mef, infine alcuni bravi tecnici sono diventati capi cantieri in Africa.
«Realizziamo progetti importanti – spiega Andrea Puggelli, responsabile della progettazione – dove la qualità è l'ago della bilancia e con questo termine non intendo soltanto costruzione esteticamente belle, ma anche l'utilizzo di materiale duraturo e know how italiano,anzi spesso toscano. A Brazzaville esiste una concorrenza cinese che però non ci infastidisce, la qualità ci premia e ci permette di andare avanti».
Non è però tutto semplice: l'instabilità politica dell' Africa è un fattore ad alto rischio, come del resto la mancanza di infrastrutture, soltanto le strade principali sono asfaltate le altre sono bianche e piene di buche.
Il rovescio della medaglia è la mancanza assoluta di burocrazia: i progetti vengono approvati dal sindaco e successivamente dal presidente, a quel punto il ministro competente trova i finanziamenti e il cantiere viene aperto nell'arco di pochi mesi.
«Pochi bravi capi cantieri – spiega Pacini – riescono a dirigere squadre di 500 operai africani. La manovalanza infatti è sempre reperita in loco». I quattro progetti in fase di realizzazione si trovano tutti nel centro della città in linea d'aria a poche centinaia di metri. Il più importante si chiama “Le torri gemelle” ed è un centro commerciale e direzionale di cinque piani per un totale di 20.000 metri quadri corredato di due torri di undici piani destinate ad ospitare 110 appartamenti per un totale di 22.000 metri quadri, Il Museo dell' arte africana è formato da quattro piani destinati a spazi espositivi e museali (10.000 mq) a cui si aggiunge una torre di sette piani. Il Complesso culturale del Memoriale è formato da due piani che ospiteranno un auditorium di 600 posti a sedere, una biblioteca, una mediateca, sale espositive ed uffici e infine la Camera di commercio composta da un piano interrato e quindici piani destinati a uffici direzionali e spazi per il terziario con sala convegni da 600 posti.
Non è solo un’azienda italiana che fa le sue fortune all’estero in tempo di crisi, è anche il rovesciamento della prospettiva di Prato, dove molte aziende si lamentano della concorrenza cinese. A Brazzaville sono gli italiani che fanno concorrenza ai cinesi. E vincono.
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