Il dolore
Nel vecchio ospedale il “girone dei tossici”
Centinaia di siringhe usate e abbandonate tra immondizia ed escrementi e dentro i box di servizio bombole di tutti i tipi. Viaggio in ciò che resta del Misericordia e Dolce

PRATO. Vecchio ospedale Misericordia e Dolce, nove mesi dopo: scrostato, sempre più cadente ma soprattutto ricovero per balordi e tossici. Erano i primi di ottobre dell’anno scorso quando iniziò il “trasloco colossale” dal vecchio al nuovo presidio ospedaliero di Galciana. Nove mesi durante i quali dell’immane edificio (130mila metri quadrati) che dagli anni Settanta ha ospitato la sanità pratese, è restato ben poco: la farmacia dove prima c’era il pronto soccorso e qualche ambulatorio al piano terra dove prima c’era l’ingresso principale. Punto e basta. Tutto il resto, ed è tanto, è vuoto.
I “gufi”. Si disse, Asl 4 in testa, all’indomani del trasloco, che sarebbe stato davvero difficile “difendere” la struttura dall’attacco del degrado. Ma qualcuno, dopo qualche tempo, rispose con una frase oggi diventata famosa: «I “gufi” sono stati smentiti, nell’area dell’ex ospedale va tutto bene».E invece no. E’ vero che all’interno della struttura nessuno riesce ad entrare perchè le porte sono bloccate, gli ingressi (in Piazzetta dell’Ospedale) murati, la sorveglianza degli agenti della Securitas Metronotte dura notte e giorno e l’area è sorvegliata da decine di telecamere a circuito chiuso (l’Asl spende per la sicurezza due milioni di euro l’anno), ma le zone d’ombra ci sono eccome.
Il “girone” dei tossici”. Lungo la stradina che porta all’ex parcheggio interno (ancora oggi pieno di macchine), guardando in basso a sinistra, si nota un percorso di servizio che porta nei seminterrati dell’ex padiglione pediatrico. Pecorrendolo, si entra nel “girone” dei tossici: centinaia di siringhe usate sono state abbandonate lungo il camminamento, in mezzo a sacchetti ancora pieni di immondizia e stracci putridi. Andando ancora un poco più avanti, facendo molta attenzione a dove mettere i piedi, ecco comparire il “dormitorio”: sotto i piloni che reggono l’edificio, cartoni sparsi, coperte, escrementi e, naturalmente, siringhe. Non è un riparo di fortuna, l’impressione è che sia usato abitualmente.
Bombole di tutti i tipi. A poca distanza dal girone dei tossici, continuando a costeggiare il vecchio parcheggio, si arriva una sorta di spiazzo nel quale, sulla destra si notano una serie di box di servizio, rigorosamente chiusi, certamente non mantenuti ma all’interno dei quali, restano bombole. C’è solo l’imbarazzo della scelta: nel primo box ci sono quelle di azoto liquido usate - è la scritta che compare sopra - da anatomia patologica, nel secondo ci sono diverse bombole di gas e nel terzo il contenitore dell’ossigeno che serviva tutta la struttura. Di sicuro saranno vuote, ma la certezza non c’è.
Tende alle finestre. Alzando lo sguardo, ecco il palazzone con i muri scrostati, l’intonaco che non ce la fa più e le centinaia di finestre. Molte hanno ancora le tapparelle alzate e così si possono vedere distintamente le tende, che nessuno si è premuraro di togliere. Il rischio d’incendi di sicuro è basso, ma una cautela in più forse no guasterebbe.
Ci sono anche i capperi. E tutt’attorno? Erba alta e ingiallita, aiuole una volta curate oggi trasformate in piccole foreste incolte e lungo le mura antiche che sovrastano parcheggio e area d’ingresso, cespugli di capperi da fare invidia a Pantelleria. Buoni, ma forse ai vecchi mattoni non fanno bene.
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(Piante di capperi sulle mura antiche)
Il Comune ha ripreso le trattative con la Regione per concludere, una volta per tutte, la questione della vendita dell’area. Una partita difficile che prevede l’esborso di un sostanzioso pacchetto di milioni o la permuta con altre aree della città da cedere e trasformare. Ma adesso è chiaro che bisogna fare in fretta.
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