Sicurezza
Fa la mammografia ma il referto positivo arriva dopo 4 mesi
La protesta di una paziente: «Viene chiamata prevenzione ma non si può concedere al cancro un tempo così lungo»
PRATO. Dovevano passare venti giorni, invece sono trascorsi quattro mesi aspettando un referto che a casa non è mai arrivato. E’ arrivata invece la telefonata che non ti aspetti, quella che ti richiede ulteriori accertamenti con il verdetto della diagnosi: due noduli di cinque millimetri al seno, non si sa se benigni o maligni. Si fa presto a chiamarla prevenzione oncologica: per Simona B., 53 anni di Prato con alle spalle già un intervento chirurgico al seno, i tempi di risposta per lo screening oncologico alla mammella sono stati biblici. E’ successo al centro di prevenzione oncologica “Eliana Martini” di Porta Leone, dove Simona si presenta a marzo per sottoporsi a una mammografia di routine, nell’ambito della prevenzione oncologica regionale. Momenti da vivere col fiato sospeso: tre anni fa la donna era finita sotto i ferri per rimuovere alcune microcalcificazioni al seno destro.
«Al centro di Porta Leone i medici mi dissero che se l’esame avesse evidenziato qualcosa di brutto si sarebbero fatti vivi entro venti giorni. Invece mi hanno telefonato lunedì scorso, dopo ben quattro mesi, invitandomi a tornare per ulteriori accertamenti. E pensare che in tutto questo tempo ero stata tranquilla. Mi avevano rassicurato anche alla visita senologica eseguita ai primi di maggio: solo una questione di tempo per la risposta che prima o poi sarebbe arrivata a casa». Lunedì scorso, la doccia fredda. A Simona crolla il mondo addosso quando le viene chiesto di tornare al presidio di Porta Leone per sottoporsi a una nuova mammografia, più ecografia mammaria e ago aspirato al seno sinistro (l'altro non operato) per accertare la natura benigna o maligna di quei noduli.
«Me ne hanno riscontrato due di 5 millimetri, magari due mesi fa erano di due». Le rimostranze della signora si sono fatte sentire per i disguidi organizzativi del presidio. «Se il centro avesse funzionato in modo decente i miei noduli e quelli di decine di altre donne sarebbero stati scoperti quattro mesi fa. Quattro mesi per un cancro alla mammella possono fare la differenza – ricorda Simona che si rivolgerà anche al Centro dei diritti per il malato per denunciare l'accaduto - Tante donne che mercoledì erano in sala d’attesa lamentavano lo stesso disguido, alcune anche in trattamento di chemioterapia. Alle mie proteste mi è stato risposto che al presidio esiste un problema di carenza di organico con un medico in maternità, ecco perché i referti si trascinano per quattro o cinque mesi. Il personale è stato gentilissimo nei miei confronti ma la prevenzione oncologica, fissata da appositi protocolli regionali, non può essere gestita così male». Il ritiro della risposta istolologica è previsto presumibilmente per il 29 luglio. Che in effetti si sia verificato in questi mesi un rallentamento nell’attività di screening alla mammella viene confermato dall’azienda sanitaria, dovuto all’assenza non programmata di due tecnici specialisti. «La lettura delle mammografie – precisano dall’Asl 4 - deve essere eseguita in simultanea da due professionisti con formazione specifica. Al momento, mancano due figure di personale specializzato ma stiamo progressivamente riassorbendo questo ritardo mentre è previsto l’inserimento di due nuove unità».
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