Sicurezza
Caso Ruby, il braccio di ferro tra la Procura di Prato e quella di Milano
Il quotidiano Il Foglio rivela un carteggio in cui l’ex procuratore capo Piero Tony, contrario all’ipotesi di un arrivo ritardato del pm Antonio Sangermano, sostiene la maggiore importanza dell’impegno quotidiano richiesto ai magistrati impegnati a Prato rispetto a quello del processo nei confronti dell’ex premier Berlusconi
PRATO. Nel voluminoso libro del caso Ruby, approdato all’assoluzione in Corte d’Appello dell’ex premier Silvio Berlusconi, c’è anche un piccolo capitolo in cui, un po’ marginalmente, compare anche la Procura di Prato. Si tratta del braccio di ferro tra la Procura di Prato e quella di Milano che aveva chiesto di poter riutilizzare ancora il sostituto procuratore Antonio Sangermano, uno dei pm che appunto si era occupato dell’inchiesta sulla minorenne sedicente nipote di Mubarak. Il giornalista del quotidiano Il Foglio Claudio Cerasa nei giorni scorsi ha intervistato l’ex procuratore capo di Prato Piero Tony.

Nell’intervista il magistrato chiarisce le ragioni del suo parere negativo all’arrivo posticipato del sostituto Sangermano sottolineando sia il fatto che a Prato vi era una pressante necessità di magistrati, vista la quantità di gravi reati commessi (il procuratore Tony ricordava, eravamo nel 2011, sei omicidi volontari) sia, in maniera pungente, come la magistratura non dovesse curarsi del “riverbero politico” di un’inchiesta seppur “delicata” come quella nella quale era coinvolto Berlusconi.
Documento inedito. Quando la procura di Milano ammise che processo Ruby aveva un valore "delicato". Storia da manuale http://t.co/4OLeA4gKDj
— Claudio Cerasa (@claudiocerasa) 18 Luglio 2014Non lasciare decidere l'algoritmo:
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