Sicurezza
«Date anche noi cinquantenni una nuova chance: fateci lavorare»
L’amaro sfogo di Franco Grassi, ex artigiano tessile: «Non è facile rimettersi in gioco, ma sono pronto a farlo. La riqualificazione di persone disoccupate che passa dai Centri per l’impiego è troppo debole»
PRATO. I giovani non trovano lavoro, ma anche i cinquantenni fanno fatica a reinserirsi nel mercato del lavoro. Franco Grassi, ex artigiano tessile, ha inviato questa sua amara testimonianza attraverso la pagina Facebook del Tirreno di Prato.
«Purtroppo spesso chi ha una qualsiasi ditta e cerca personale ha le idee molto confuse. Cercano personale giovane, diplomato e con esperienza. A parte il fatto che i primi due fattori escludono molto spesso il terzo. Come me ci sono tante altre persone disoccupate che anche senza esperienza si offrono per dei lavori che nella propria vita non hanno mai fatto. Spesso non fanno fare neppure un colloquio, e quando ci parlano il fatto di non avere esperienza contribuisce a far si che si sia scartati in modo troppo superficiale. Ma andando di questo passo come possiamo pensare a nuovi reinserimenti lavorativi per 50enni che si rimettono in gioco per cercare di mandare avanti la propria famiglia in un modo abbastanza dignitoso. Provate a mettervi nei panni di chi è disposto anche a 50 anni ad imparare un nuovo lavoro. Questa frase non mi suona nuova... ricordo di averla sentita in vari programmi televisivi che si occupano di cronaca nera. Bè, non è questo il caso, ma ciò dimostra la superficialità di molte persone. Interessate magari a cercare di capire il perchè di un omicidio, ma nessuno che cerchi di mettersi nei panni di un disoccupato 50enne che cerca disperatamente un lavoro».
«Perché una volta anche il 50enne di adesso aveva 20 anni ed in seguito ha avuto molte esperienze lavorative, in vari settori oppure sempre nello stesso settore. Questa persona aveva moltissimi progetti che via via col tempo, come spesso succede, cambiano o si interrompono. Ma perché? Per quanto mi riguarda perché la ditta di lavorazione terzista che aveva ha dovuto chiudere dopo che immorali imprenditori tessili pratesi non hanno avuto scrupoli a chiudere la propria ditta che si era avvantaggiata di ben 4 mesi di lavorazioni (come è sempre stato con i pagamenti pratesi ai terzisti, cioè intorno ai 120 giorni! ) e lasciando i creditori a bocca asciutta mentre loro qualche mese dopo riaprivano un'altra ditta intestata ad altri e continuando a viaggiare in Mercedes...
Non è facile, dopo vent'anni vissuti nel tessile, cambiare mestiere, rimettersi in gioco. Perchè già quindici anni fa quando andavo nelle altre filature cardate a chiedere un lavoro, la risposta dei titolari era negativa, in quanto c'era una legge sull'occupazione e le ditte che assumevano operai extracomunitari avevano uno sgravio del 60% sui contributi da pagare all'Inps. Ma torniamo ai giorni di oggi e non diciamo che i ragazzi a 20 anni non hanno voglia di lavorare e vogliono andare a divertirsi, tutti noi a venti anni eravamo così! L'Italia per risollevarsi deve puntare sui 30enni, 40enni, 50enni e come noi 50enni disoccupati con varie storie sulle spalle e che siamo disposti ad iniziare un nuovo percorso pur di portare uno stipendio a casa, per la famiglia. Ma per far ciò bisognerebbe che anche i datori di lavoro fossero disposti a puntare su persone che hanno inciampato nella vita e dare a loro una possibilità. La riqualificazione di persone disoccupate che passa dai centri dell'Impiego è troppo debole, non regge. I corsi sono ottimi per i ragazzi giovani che fatta la scuola hanno il ritmo per imparare cose nuove alla lavagna o sui libri. Noi 50enni dalla nostra parte abbiamo la praticità della vita, del vissuto, pratica ci vuole non lezioni scolastiche. Poi chi veramente si applica e gli interessa allora può approfondire le sue conoscenze con internet, libri, ecc. Insomma, chiedo e sfido i titolari di qualsiasi tipo di ditta a dare la possibilità di provare il lavoro anche a noi 50enni. Sono convinto che potremmo stupire nel dimostrare come si possono apprendere cose nuove anche a questa età. Ma soprattutto son convinto che questo sia il maggior passo da capire di fare per rendere a queste persone una dignità lavorativa e sociale che già troppe persone ha schiacciato sotto il proprio peso».
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