Sicurezza
Sparò a Giangrande «Avevo assunto dosi di cocaina»
PRATO. «Ero depresso. La mia vita era un disastro: senza lavoro, senza soldi, non potevo vedere mio figlio. Oggi il peso di ciò che ho fatto e la pena che devo pagare mi opprimono la coscienza. E...
PRATO. «Ero depresso. La mia vita era un disastro: senza lavoro, senza soldi, non potevo vedere mio figlio. Oggi il peso di ciò che ho fatto e la pena che devo pagare mi opprimono la coscienza. E rendono buio il mio futuro». E ancora: «Avevo tirato cocaina due giorni prima di partire per Roma. Nell'ultimo mese ne avevo assunte diverse dosi. Pur non avendone mai fatto uso prima».
Per la prima volta parla, in un’intervista esclusiva a Repubblica, Luigi Preiti, l’uomo che il 28 aprile 2013 ha sparato davanti a Palazzo Chigi al brigadiere pratese Giuseppe Giangrande, rimasto paralizzato.
Preiti ha risposto alle domande di Repubblica dal carcere di Rebibbia, raccontando di aver fatto uso di droga prima di sparare al carabiniere. Il cronista Paolo Berizzi gli ha chiesto dove trovasse i soldi per la cocaina se non aveva un lavoro fisso. «Quando riuscivo a fare la giornata in cantiere e mi pagavano, compravo piccole dosi» risponde Preiti.
La reazione di Martina, la figlia di Giangrande. Il perdono a Luigi Preiti, l'uomo che sparò a suo padre rendendolo invalido a vita, Martina Giangrande non lo ha «mai preso in considerazione». Come non ha "mai preso in considerazione la persona che lo chiedeva». Così la figlia del brigadiere Giuseppe Giangrande, ferito durante la sparatoria davanti a palazzo Chigi mentre era in corso l'insediamento del Governo Letta, il 28 aprile 2013.
««Questo è più o meno quel che ha detto fin dall'inizio - risponde cortese come sempre Martina - Ma io ho un'idea: una persona si può dare tutte le giustificazioni che vuole, ma poi rimane l'atto che uno ha fatto». E per "colpa" di Preiti, «io da 16 mesi vivo in ospedale con mio padre, a lottare assieme per una vita quanto meno dignitosa». L'intervista l'ha vista al bar sul giornale e, spiega, «sono rimasta senza parole».
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