Finanza
Idrovore, mancavano le chiavi
La testimonianza della Municipale al processo per omicidio colposo
PRATO. La cabina che conteneva le pompe idrovore nel sottopasso di via Ciulli era chiusa a chiave, e le chiavi non si trovavano. Lo ha ricordato il commissario della polizia municipale Ricò testimoniando al processo nei confronti di Paolo Berti, Lorenzo Frasconi, Sandro Gensini e Stefano Caldini, accusati di omicidio colposo plurimo in relazione alla morte di tre donne cinesi, annegate la notte del 5 ottobre 2010 nel sottopasso allagato dallo straripamento del torrente Vella. Le chiavi mancanti non hanno avuto un ruolo decisivo nella vicenda, visto che comunque le pompe idrovore non funzionavano. Lo stesso Ricò, insieme al collega Dini, fece un sopralluogo tre giorni dopo la tragedia e ha raccontato che trovò sul posto il funzionario del Comune Lorenzo Frasconi insieme al responsabile della protezione civile Sergio brachi e a un sommozzatore. Ispezionavano la parte intubata del torrente Vella. L’ipotesi della Procura (il pubblico ministero è Lorenzo Gestri) è che il sottopasso sia stato costruito senza chiedere il permesso del Genio civile in un punto in cui poteva essere soggetto alle inondazioni del torrente.
Nel corso dell’udienza è stato sentito anche il marito di una delle vittime. L’uomo ha raccontato di aver tirato fuori dall’acqua due dei tre cadaveri, aiutato da un agente di polizia penitenziaria che era arrivato sul posto prima dei primi soccorritori. Una scena straziante rivissuta a quasi quattro anni di distanza. Il processo è stato aggiornato a settembre per sentire altri testimoni.
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